giovedì 11 ottobre 2012

Una favola serravallese


Il viale alberato rappresentava una salita improba per le due signore che tornavano a casa. Le borse della spesa, pesantissime, opprimevano le loro braccia non meno di quanto l’erta opprimesse i loro passi lenti. Il vento sferzava la strada e rendeva paonazzi i loro volti intrufolando polvere negli occhi . Le signore si vedevano costrette, ogni due passi, a posare le borse per riprender fiato e detergersi le lacrime, naturale reazione all’irritazione causata dalla polvere.
Il viale era, da un lato, costeggiato dalle piante secolari che limitavano l’area del parco pubblico, abeti poderosi che muggivano sotto l’azione del vento e, dall’altro, da una fila ordinata d’ippocastani altrettanto enormi. Sulla strada i loro frutti cadevano producendo tonfi sordi e rotolavano fino alle cunette dell’inizio della salita dove s’ammucchiavano occludendo le feritoie per lo scolo delle acque piovane.
Dalla via laterale che portava al nuovo edificio delle scuole medie sbucò un giovane di circa vent’anni, che avanzando gagliardo nella loro direzione con le mani in tasca, sembrava non patire il vento gelido. Indossava un maglione consunto e un paio di braghe tutt’altro che adatte alla stagione autunnale. La pelle olivastra del suo viso mostrava comunque dei tratti più chiari, quasi grigi, a testimoniare che abbigliarsi in quel modo non era stata una scelta.
S’avvicinò alle donne salutandole e poi chiese:
- Si vole, io aiuta portare borse. Prego, io aiuta portare borse, voi troppo stanche!


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