mercoledì 31 gennaio 2018

Grazie al Dna scopre che Babbo Natale è il suo vero padre

Savona, da bimba le portò dei doni: si ritrovano dopo oltre 30 anni


SILVIA CAMPESE
SAVONA
Ha capito che quell’uomo era il suo vero padre dal profumo, dalle pieghe del viso, dalle mani grandi e calde, dalle frasi non dette. A quel tempo Marinella Magliano, oggi cinquantenne, di anni ne aveva solo undici. Viveva con la madre, il papà, due sorelle e un fratello. 

Era il 30 marzo del 1979 quando suonarono alla porta della loro casa in Valbormida, nell’entroterra di Savona, dove la famiglia viveva nella povertà più assoluta. Marinella aprì e le comparve davanti un omone grande e grosso, con un cesto pieno di ogni leccornia che qualsiasi bambino avrebbe desiderato. E diecimila lire, «per comprare la torta di compleanno a Marinella», disse.

«È Babbo Natale!», esclamò la bambina con gli occhi sgranati e increduli. Poi rimase in silenzio a fissare l’omone, di nome Alfredo, che scambiò due parole con la madre per poi riuscire da quella porta.

«In quel momento, anche se ero una bambina, sentii dentro di me che quella persona era parte di me. Anni dopo interrogai mia madre a bruciapelo: “Alfredo è mio padre?”, le chiesi. Lei negò. Quando chiuse gli occhi, decisi che sarei andata sino in fondo a questa storia, per scoprire chi ero e soprattutto chi era il mio vero padre: l’uomo con cui avevo vissuto in casa sotto lo stesso tetto per anni o l’omone grande e buono?».

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venerdì 26 gennaio 2018

Se questo è un uomo



Letteratura italiana Einaudi

  
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giovedì 25 gennaio 2018

Se tu mi dimentichi



 
Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.
 
Pablo Neruda

giovedì 18 gennaio 2018

Amava solo un uomo

Mattia Feltri
Tale era la vergogna che quando Claretta Petacci, la donna di Benito Mussolini, fu issata a testa in giù in piazzale Loreto, e dalla camicetta le uscì il seno, e la gonna scese a mostrarla senza mutande, una staffetta partigiana porse una spilla da balia a don Giuseppe Pollarolo e il prete con la spilla rimediò. 

Tale era la vergogna che non si è mai saputo, o confessato, perché Claretta fosse senza mutande. Tale era la vergogna che esistono dieci o quindici versioni diverse sulla fucilazione di Claretta, come su quella del Duce. Tale era la vergogna che in Mussolini Ultimo Atto, il film del 1974 di Carlo Lizzani, partigiano e comunista, si racconta che si fece di tutto per allontanare Claretta dal plotone d’esecuzione, e infine fu uccisa quasi per accidente. Tale era la vergogna. Tale era per una donna che seguendo Mussolini nella ridotta di Valtellina credeva solo di aver vinto la sua guerra, lei amante, contro le altre cento amanti, e contro la moglie Rachele. Tale era la vergogna che Sandro Pertini, uno che per antifascismo si era fatto il carcere e il confino ed era stato condannato a morte dai nazisti, e ne scampò evadendo da Regina Coeli, e infine votò per l’esecuzione di Mussolini, ecco, tale era la vergogna che nel 1983 Pertini disse: «La sua unica colpa è di aver amato un uomo».  

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lunedì 15 gennaio 2018

Ciao sono l’Ansia…

Ciao sono l’Ansia, non spaventarti… vengo in pace, perché ti spaventi così tanto davanti alla mia presenza?
So che ti senti male ogni volta che mi avvicino, che ti disperi e vorresti mandarmi via subito, so che se potessi… mi uccideresti, soprattutto perché credi che sia io quella che ti vuole fare del male, ma credimi, non è così.
Non sono qui per arrecarti dolore, tanto meno per farti impazzire, penso di avertelo dimostrato ogni volta che arrivo. E’ vero delle volte sono spaventosa ma è la mia natura.
Però come vedi alla fine della giornata, non ti ho ucciso e non sei impazzito.
La verità è che quando arrivo tu stai male, senti questa sensazione dolorosa nel petto.
Purtroppo non ho altro modo per farmi ascoltare.
Sei così impegnato a cercare successo, ad essere produttivo a dimostrare agli altri che sei degno di essere amato… e non ascolti i miei piccoli segnali.
Ricordi quella volta che hai sofferto di mal di testa?
O quando hai avuto l’insonnia per più di 2 ore e ti giravi nel letto?
O che ne dici di quella volta che senza un motivo apparente hai pianto?
O ancora, di quella volta che ti sei sentito oppresso dentro e ti mancava l’aria e non capivi il perché?
Beh, tutte quelle volte ero io, volevo solo che tu mi ascoltassi, ma non l’hai fatto.
Hai continuato a seguire il tuo ritmo frenetico di vita.
Allora ho provato qualcosa di più forte, ho provato a farti tremare l’occhio, fischiare l’orecchio, sudare le mani, ma anche in queste occasioni non mi hai voluto ascoltare.
Conosci bene la mia presenza, è per questo che quando sei tranquillo o sei da solo e in solitudine… o ti fermi, mi presento, semplicemente per parlarti.
Ti disperi sempre, perché con la mente non comprendi cosa ti succede, e ovviamente, con la mente razionale non mi comprenderai.

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