domenica 19 febbraio 2017

'Insegnami l'arte dei piccoli passi'. La preghiera di Antoine de Saint-Exupéry vi toccherà l'anima


Antoine de Saint-Exupéry, autore del famosissimo 'Piccolo principe' (terzo libro più letto al mondo), è anche l'autore di questa preghiera. Non fu solo autore, ma fu anche aviatore e si arruolò con la marina militare francese durante la seconda guerra mondiale. Le sue esperienze in guerra furono fondamentali per la stesura delle sue opere.
Scritta in un periodo particolare della sua vita, l'autore introduce una tematica fondamentale: 'il passo dopo passo', sempre presente anche ne 'Il piccolo principe'. Questa è un'invocazione al Signore in cui Antoine lo prega di renderlo più riflessivo e di fare le giuste scelte, sottolineando proprio come i piccoli passi, giorno dopo giorno, passo dopo passo, lo aiuteranno a far fronte al presente, a quello che ogni giorno deve affrontare.
LA VERSIONE ORIGINALE
Seigneur, apprends-moi l’art des petits pas.
Je ne demande pas de miracles ni de visions,
Mais je demande la force pour le quotidien !
Rends-moi attentif et inventif pour saisir 
Au bon moment les connaissances et expériences
Qui me touchent particulièrement.
Affermis mes choix 
Dans la répartition de mon temps.
Donne-moi de sentir ce qui est essentiel 
Et ce qui est secondaire.
Je demande la force, la maîtrise de soi et la mesure, 
Que je ne me laisse pas emporter par la vie, 
Mais que j’organise avec sagesse 
Le déroulement de la journée.
Aide-moi à faire face aussi bien que possible 
A l’immédiat et à reconnaître l’heure présente 
Comme la plus importante.
Donne-moi de reconnaître avec lucidité
Que la vie s’accompagne de difficultés, d’échecs,
Qui sont occasions de croître et de mûrir.
Fais de moi un homme capable de rejoindre
Ceux qui gisent au fond.
Donne-moi non pas ce que je souhaite,
Mais ce dont j’ai besoin.
Apprends-moi l’art des petits pas!
LA TRADUZIONE IN ITALIANO
Non ti chiedo né miracoli né visioni
ma solo la forza necessaria per questo giorno!
Rendimi attento e inventivo per scegliere
al momento giusto
le conoscenze ed esperienze
che mi toccano particolarmente.
Rendi più consapevoli le mie scelte
nell’uso del mio tempo.
Donami di capire ciò che è essenziale
e ciò che è soltanto secondario.
Io ti chiedo la forza, l’autocontrollo e la misura:
che non mi lasci, semplicemente,
portare dalla vita
ma organizzi con sapienza
lo svolgimento della giornata.
Aiutami a far fronte,
il meglio possibile,
all’immediato
e a riconoscere l’ora presente
come la più importante.
Dammi di riconoscere
con lucidità
che le difficoltà e i fallimenti
che accompagnano la vita
sono occasione di crescita e maturazione.
Fa’ di me un uomo capace di raggiungere
coloro che hanno perso la speranza.
E dammi non quello che io desidero
ma solo ciò di cui ho davvero bisogno.
Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi

venerdì 17 febbraio 2017

Una maestra e una mamma...


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giovedì 16 febbraio 2017

Uomini e donne, la differenza sta nel cervello, di Ornella Nalon

La donna è più intuitiva dell’uomo: nel cervello maschile le connessioni tra i neuroni corrono solo lungo lo stesso emisfero, mentre nella donna sono anche trasversali, dall'emisfero destro, legato all'intuizione, a quello sinistro, logico.

Le donne lo sanno
c'è poco da fare
c'è solo da mettersi in pari col cuore
lo sanno da sempre
lo sanno comunque per prime

le donne lo sanno
che cosa ci vuole
le donne che sanno
da dove si viene
e sanno per qualche motivo
che basta vedere.
Recita così una famosa canzone di Ligabue. “Le donne lo sanno…comunque per prime” a volere sottintendere che, al contrario, gli uomini non hanno le stesse intuizioni oppure, bene che vada, le recepiscono con maggior ritardo. A mio avviso, Ligabue, oltre a essere un bravissimo cantautore, è pure sagace, poiché ci riconosce questa peculiarità.
“Ecco un’altra femminista con i suoi luoghi comuni”probabilmente penserà qualche maschietto. Ebbene, in effetti, un po’ femminista lo sono, poiché ritengo che la parità dei diritti tra uomo e donna sia una giustizia sociale che debba essere perseguita e ottenuta e che, nonostante nel tempo si siano raggiunti dei buoni progressi, ne siamo ancora molto lontani.
Per quanto riguarda i luoghi comuni, invece, posso dissentire categoricamente.
Ritenere che la donna sia più intuitiva dell’uomo, anche se è da anni che personalmente lo sostengo, ora è supportato anche dalla scienza che ha eseguito degli studi specifici sul cervello degli uomini e delle donne.

Che il cervello dell'uomo, in media, fosse più pesante di quello della donna, già si sapeva. 

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Oggi mi masturbo in autobus così ottimizzo i tempi, di Giulia Mastrantoni

Dal 15 gennaio 2016, in Italia gli atti osceni in luogo pubblico non sono più reato: chi si masturba su un autobus, ad esempio, se la cava con una multa. Si può definire questa libertà civile? Evoluzione dei costumi? Certo è che, da qui a perdere ogni senso di civiltà, è un attimo...

Oggi sarebbe dovuta essere una mattinata tranquilla, secondo i miei piani. Avevo spento il telefono, preso un libro e deciso di rilassarmi, e così ho fatto. Quando ho riacceso lo smartphone, però, una volta effettuato l’accesso a Facebook, ho trovato un link pubblicato da un amico: si trattava di un articolo de «Il corriere» dal titolo Atti osceni sul bus. Denuncia rifiutata.

Per chi non conoscesse la vicenda: a Roma una donna è stata testimone dell’atto masturbatorio di un uomo in autobus, rivolto proprio a lei, che ha avuto la prontezza di filmare il tutto e portare il video alla più vicina stazione di polizia, dove si è sentita rispondere che compiere atti osceni in luogo pubblico era reato fino al 15 gennaio 2016, mentre ora è stato depenalizzato: vuol dire che chi si masturba in pubblico se la cava con il pagamento di un’ammenda. La cosa è fortunatamente diversa nel caso siano coinvolti minori, ma per approfondimenti vi incoraggio a cliccare sul link all’articolo originale.

Come faccio sempre quando una tematica mi interessa, sono andata a leggere i commenti che erano stati postati sotto l’articolo. Ѐ stata la parola moralismo a farmi decidere di scrivere il mio commento. Questo, e il fatto che il ragazzino che ha scritto “Ma basta con questo moralismo da due soldi!” abbia 19 anni e domani sarà un uomo nella nostra società. Ma su questo torneremo dopo.
 
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mercoledì 15 febbraio 2017

La commovente storia di Mike e Julie: marito e moglie malati di tumore, muoiono mano nella mano…

I tre figli raccontano la grande storia d’amore dei loro genitori. Inattaccabile fino all’ultimo respiro. Facendo commuovere il mondo intero

Malati entrambi di cancro, muoiono tenendosi per mano a soli cinque giorni di distanza l’uno dall’altro: è la commovente storia di Julie e Mike.
 
LA STORIA - Si chiamavano Julie e Mike, marito e moglie ancora piuttosto giovani: 50 anni lei, 57 lui. Ma accomunati da un destino tragico: nel 2013 viene diagnosticato a Mike un tumore al cervello. Julie lascia il lavoro e decide di stargli accanto tutti i giorni, assistita dai loro tre figli, ancora giovanissimi: Luke, 21 anni, Hannah, 18 e Oliver, 13.

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martedì 14 febbraio 2017

venerdì 10 febbraio 2017

Che cosa furono i massacri delle foibe

I massacri delle foibe e l'esodo dalmata-giuliano sono una pagina di Storia che per molti anni l'Italia ha voluto dimenticare: ospitiamo l'intervento di Luciano Garibaldi, storico e giornalista, che racconta i sanguinosi eventi che seguirono la fine della seconda guerra mondiale.

Esattamente dodici anni fa, nel 2005, gli italiani furono chiamati per la prima volta a celebrare il «Giorno del Ricordo», in memoria dei quasi ventimila nostri fratelli torturati, assassinati e gettati nelle foibe (le fenditure carsiche usate come discariche) dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della seconda guerra mondiale.

La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all'esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è un tema che ancora divide. Eppure quelle persone meritano, esigono di essere ricordate.

Per questo motivo proviamo a ricostruire quegli eventi drammatici,  e a capire come mai questa tragedia è stata confinata nel regno dell'oblio per quasi sessant'anni. Ma andiamo con ordine.

Foibe, 10 cose da sapere...

Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe




mercoledì 8 febbraio 2017

La nostra vita...


Un po' di Pane - una crosta - una briciola -
Un po' di speranza - una damigiana -
Possono tenere viva l'anima -
Non grassa, badate! ma palpitante - calda -
Consapevole - come il vecchio Napoleone,
La notte prima dell'incoronazione!
Una sorte modesta - Una fama piccina -
Una breve Campagna di amaro e dolce
È molto! È abbastanza!
Il compito di un Marinaio è la riva!
Del Soldato - I proiettili! Chi chiede di più,
Deve cercare nell'altra vita!


giovedì 2 febbraio 2017

“Amore che Vieni, Amore che Vai”

«Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi, da me tornerai».
 




martedì 31 gennaio 2017

Salvò 669 Bambini Dalle Camere A Gas... E Non Sa Di Essere Seduto In Mezzo A Loro

Quella che vi raccontiamo è la storia di Nicholas Winton, un uomo come tanti che un giorno decise di uscire dalla normalità di una vita comune per diventare un eroe silenzioso e instancabile, che oggi finalmente ha tutto il riconoscimento che merita.

Winton nacque in una famiglia benestante da genitori ebrei tedeschi convertiti al cristianesimo. In gioventù fu un agente di borsa a Londra, ma dopo che i nazisti occuparono la città di Praga si dedicò a tempo pieno ad un'attività ben più nobile: salvare vite umane.


Nel 1938 infatti il suo amico Martin Blake lo informò con dovizia di particolari della situazione dei campi profughi, in cui molti esseri umani vivevano in condizioni insopportabili.

L'uomo decise così di impegnarsi con tutte le sue possibilità per salvare vite, e in particolare si concentrò sui bambini.

Utilizzando un albergo come base di manovra, organizzò un viaggio dalla Cecoslovacchia al Regno unito per ben 669 bambini divisi in 7 grandi gruppi. Era prevista la partenza di un ulteriore ottavo gruppo il 3 settembre 1939, ma l'inizio della seconda guerra mondiale e la chiusura delle frontiere tedesche mandarono a monte il progetto e purtroppo di quell'ultimo treno della speranza si persero le tracce.

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lunedì 30 gennaio 2017

sabato 28 gennaio 2017

Perchè le Persone GRIDANO?

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” disse uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: 
“allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:
 
“Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.
D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano solamente sussurrano.
E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo:
“Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.” 

venerdì 27 gennaio 2017

Blocco 6 - Vita del Prigioniero

 
Auschwitz-Birkenau Concentrationand Extermination Camp

Arrivo al campo

Non tutti i trasporti di prigionieri furono selezionati sulla banchina ferroviaria. Alcuni furono diretti al campo dove subirono le cosiddette "Cerimonie di Benvenuto". I primi prigionieri furono sistemati nel campo il 14.06.1940. Erano 728 polacchi. Chiusi i portoni dietro i nuovi arrivati, questi venivano messi in fila; chi li guidava diceva che dovevano ricordarsi di questo: "che erano venuti nel campo, e che nel campo non esiste altra uscita oltre quella del tubo del camino del crematorio..."

Rasatura e bagno

I prigionieri erano spinti nel blocco 26, davanti al quale dovevano spogliarsi; ivi erano rasati e spinti nel bagno. Qui, al suono di botte e di grida, veniva versata su di loro acqua bollente o gelata. Qualche minuto dopo si cacciavano nudi nel cortile senza tener conto della stagione, e ricevevano le uniformi a righe, spesso troppo strette o troppo larghe, sempre strappate e sporche.

Registrazione e tatuaggio

Si cominciava allora la registrazione. Si annotavano le generalità del prigioniero e lo si marcava con un numero. Nel campo di Auschwitz il tatuaggio fu fatto sull'avambraccio sinistro. I tatuaggi da principio venvano eseguiti con uno speciale timbro di metallo, che aveva i numeri fatti con aghi abbastanza grossi della lunghezza di 1 cm circa. In tal modo si tatuarono i prigionieri di guerra sovietici. In seguito si tatuarono con una lancetta fissata ad un cannello di legno. Il tutto assomigliava ad una penna per inchiostro. Dopo il tatuaggio, il numero era il solo segno d'identità del prigioniero e sostituiva il nome.


Marcatura dei prigionieri

Il prigioniero doveva cucire sui pantalorni e sulla blusa il numero, stampato in una stoffa speciale. Sopra il numero il prigioniero cuciva anche il triangolo. I triangoli erano diversi a seconda del motivo dell'arresto e della spedizione al campo. I triangoli in maggior parte erano rossi e si riferivano ai prigionieri politici. Il color verde serviva per riconoscere i criminali. Sul triangolo veniva scritta la prima lettera dello Stato di provenienza del prigioniero (in lingua tedesca).

Vestiario

Oltre al vestito, ogni prigioniero riceveva una camicia, un paio di mutande, zoccoli di legno o scarpe. Nel primo periodo di vita del campo di concentramento - fino al Dicembre del 1940, la maggior parte dei prigionieri non riceveva nè scarpe, nè berretti. I cappotti erano assegnati dagli uomini delle SS in inverno. Le prigioniere portavano vestiti a righe. Nel periodo antecedente, i prigionieri ricevettero i vestiti dei prigionieri di guerra e degli ebrei uccisi. Di ciò parlò Höss:37
"Cominciai, di mia iniziativa, a distribuire quanto restava degli ebrei uccisi ai prigionieri, e cioè le calde sottovesti e i vestiti marcati sul dorso col rosso..."
Le sottovesti venivano cambiate dopo qualche settimana. Riguardo alle catastrofiche condizioni del vestiario, il 7.11.1944 Oswald Pohl scrive ai comandanti dei campi di concentramento:38
"Non si possono tollerare le lamentele per la cattiva quantità dei vestiti: e neppure si può tollerare che il prigioniero venga considerato "miserabile" perché non ha, per esempio, gli stivali... Secondo me si dovrebbe insegnare al prigioniero a colpi di bastone come conservare le sue cose."
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giovedì 26 gennaio 2017

Se questo è un uomo


Se questo è un uomo è il primo libro pubblicato da Primo Levi, che lo scrisse dopo essere sopravvissuto al Lager di sterminio di Auschwitz e dopo aver attraversato l’Europa intera in un viaggio di ritorno durato più di otto mesi. Alla fine del testo l’autore indica due luoghi e due date, «Avigliana-Torino, dicembre 1945 - gennaio 1947»: ad Avigliana c’era la sede della fabbrica dove lo avevano appena assunto come chimico, a Torino la casa dov’era nato e dove avrebbe abitato per tutta la sua vita. Levi andò scrivendo quel suo primo libro in qualsiasi ritaglio di tempo disponibile, e quando non scriveva raccontava a voce la propria esperienza a chiunque incontrasse: il raccontare era per lui un bisogno primario come il cibo.

La prima edizione del libro venne stampata da una piccola casa editrice torinese, la De Silva, diretta da Franco Antonicelli, dopo che alcuni grandi editori, fra cui Einaudi, avevano rifiutato il manoscritto. Uscì nell’autunno del 1947, in 2.500 copie; Antonicelli decise di sostituire, al titolo scelto da Levi, I sommersi e i salvati, il fortunatissimo Se questo è un uomo. L’opera ebbe alcune recensioni autorevoli, la più entusiasta delle quali fu quella di Italo Calvino, che lo definì il libro più bello uscito dall’esperienza della deportazione.

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domenica 22 gennaio 2017

Le mani...

LE MANI CHE AIUTANO SONO PIÙ SACRE DELLE BOCCHE CHE PREGANO. 


Fonte

giovedì 19 gennaio 2017

Le vere amicizie...

Le vere amicizie sono quelle che riprendi esattamente da dove le hai lasciate, che siano passati una settimana o due anni.
 
Jojo Moyes

venerdì 13 gennaio 2017

La sera del dì di festa

 
Giacomo Leopardi
 
29 giugno 1798 - 14 giugno 1837
          
                
Il conte Giacomo Leopardi, al battesimo 
Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro 
Leopardi, è stato un poeta, filosofo, scrittore, 
filologo e glottologo italiano.

 


 
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
 
Giacomo Leopardi 

Poesie d'autore

mercoledì 11 gennaio 2017

Cinque indimenticabili poesie di Eugenio Montale


Il destino dei poeti a volte sembra quasi quello di essere travisati. Passano una vita a esprimere, coi loro versi, i propri dubbi e sentimenti, e poi la storia li tramanda non per quello che credevano e sostenevano di essere, ma per tutt’altro.
Prendiamo Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana del Novecento. Tutta la sua poetica è contrassegnata dall’incertezza, dall’incapacità di cogliere il senso profondo dell’esistenza, che si intuisce appena ma sfugge di continuo. È, insomma, un poeta del dubbio, contrapposto alle certezze che invece mettevano in campo, poco prima di lui, autori come Gabriele D’Annunzio.
Un punto fermo, suo malgrado

Eppure, lui così dubbioso e incerto, è ormai divenuto l’unico punto fermo dei programmi scolastici di letteratura italiana. Passata, almeno in parte, la moda che aveva premiato Giuseppe Ungaretti e l’interesse per gli ermetici alla Salvatore Quasimodo, Montale negli ultimi anni è diventato il cardine dei programmi dell’ultimo anno delle scuole superiori. Cosa che ha fatto sì che gli studenti all’esame ripetano incessantemente le solite quattro o cinque frasi imparate sul testo («linguaggio scarno ed essenziale» è un’espressione che ritorna con una frequenza da far tremare i polsi) senza riuscire a cogliere il senso delle parole del poeta genovese.
Così, poco per volta, il messaggio di Montale muore, perso nello studio mnemonico che è quanto di più distante si possa pensare per una poesia che è invece da scoprire verso per verso, semplice nel linguaggio quanto poco intuitiva nel senso.

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martedì 10 gennaio 2017

Zygmunt Bauman: "Lampedusa? Niente fermerà i migranti, 'persone superflue' che cercano di rifarsi una vita"

Il 9 gennaio 2017 è morto Zygmunt Bauman. Riproponiamo questo articolo che raccoglie alcune riflessioni del sociologo sui migranti


“Qualsiasi cosa tenti di fare il premier Enrico Letta, o l’Europa, gli arrivi dall’Africa non finiranno”. Per Zygmunt Bauman, a Milano per la rassegna Meet The Media Guru, niente riuscirà a fermare chi è “in cerca di pane e acqua potabile”: né i governi, né tragedie del mare come quella di Lampedusa.

Durante la conferenza stampa di presentazione dell’incontro pubblico di stasera ("Meet the Guru"), in cui Bauman affronterà il tema dell’impatto delle tecnologie digitali sulla vita delle persone, il sociologo e filosofo polacco, 91 anni, ha spiegato che gli sbarchi non si fermeranno, perché “le migrazioni sono inseparabili dalla modernità. Infatti una caratteristica della modernità è la produzione di “persone superflue”: individui tagliati fuori dal processo produttivo che perdono la propria fonte di sussistenza. Il progresso economico consiste nel produrre la stessa quantità di cose che producevamo ieri con una minore quantità di lavoro e a un costo più basso. Chi rimane tagliato fuori diventa una persona superflua. E alle persone superflue, non resta che andarsene, cercando un altrove dove ricostruirsi una vita”.

Per Bauman poi “le economie europee hanno bisogno d’immigrati, perché senza di loro non potremmo vivere. Se nel Regno Unito gli irregolari venissero identificati e deportati, la maggior parte degli ospedali e degli alberghi collasserebbe, e credo che si possa dire lo stesso per l’economia italiana”.

Il sociologo ha ricordato che “per alcuni demografi la popolazione dell’Unione Europea diminuirà da 400 milioni di persone a 240 nei prossimi cinquant’anni: un numero troppo basso per mantenere i nostri standard di vita, il nostro benessere”. “In base ad alcuni calcoli - ha detto Bauman - nei prossimi 20 o 30 anni sarà necessario accogliere in Europa circa 30 milioni di migranti”.


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