domenica 16 aprile 2017

Il sasso...

C’era un tempo, al centro di una strada, un sasso.

Un uomo un po’ sbadato e con la testa tra le nuvole v’inciampò. Maledicendolo mentre si rialzava, si pulì i vestiti dalla polvere e si allontanò, senza prestargli troppa più attenzione.
Poco dopo, passò di lì un altro uomo, decisamente meno sbadato del primo, ma anche molto più arrabbiato. Pieno d’astio e di violenza, prese quel sasso e se lo mise in tasca. Lo portò con sé fino al villaggio, e lì lo utilizzò per tirarlo in testa ad un altro uomo con cui aveva un conto in sospeso. E così lo ammazzò.

Il sasso rimase lì, in quel giardino abbandonato, per anni. Finché un imprenditore non arrivò e lo prese per costruire una nuova casa nel villaggio che sempre più si stava espandendo.
E simile a quel sasso, se non un po’ più scuro nei colori, era quello che il contadino del terreno a fianco usava ogni giorno per sedersi all’ombra di un pesco e riposarsi, e che poi i suoi nipoti utilizzavano per giocare, facendolo diventare ogni tipo di oggetto fantastico.

Un giovane, notando tutto questo, corse dal suo maestro tormentato da una domanda.
“A cosa servono, dunque, i sassi?”
Il Maestro fece un sorriso e, senza pensarci troppe volte, rispose:
“Mio caro allievo, come hai ben visto, in ognuno dei casi che tu mi racconti la differenza non l’ha fatta il sasso, ma l’uomo che l’ha utilizzato. Così il sasso serve a farti capire il grande potere della tua volontà e a dimostrarti che non c’è pietra che tu non possa sfruttare per crescere e migliorare, o uccidere e distruggere. Il sasso serve per scegliere”.

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