mercoledì 16 marzo 2016

Suffragette. Un film “necessario”


Londra, 1912. Maud (Carey Mulligan) è una giovane lavandaia che quotidianamente si spezza la schiena sotto il giogo di un lavoro disumano. Un giorno, mentre sta sbrigando una commissione di lavoro, incappa in una violenta azione dimostrativa di un drappello di suffraggette, che per scuotere l’opinione pubblica stanno sfasciando le vetrine dei negozi a suon di sassate. Il riconoscere fra le manifestanti la collega di lavoro Violet (Anne-Marie Duff) risveglierà la sua coscienza e la farà avvicinare sempre più al movimento per il diritto di voto alle donne. Il suffragio universale sarà raggiunto solo nel 1918, a prezzo di altissimi sacrifici personali.

Catalogare un film – specie un bel film a sfondo sociale – come “necessario”, quasi mai rende giustizia al suo valore artistico, o narrativo, o educativo. Eppure è difficile trovare una parola più adatta a descrivere “Suffragette”, specie allo scoccare del settantesimo anniversario del voto alle donne in Italia (10 marzo 1946). Da una parte rende consapevoli di quanta strada si sia percorsa da un tempo in cui l’altra metà del cielo non poteva né votare, né studiare, né possedere beni o denaro, né esercitare diritti sui propri figli; dall’altra evidenzia con chiarezza quanto ci sia ancora da fare in termini di pari oppurtunità nel mondo della coppia, della famiglia, del lavoro. Soprattutto fa capire qual è stato il terribile costo di un diritto che oggi viene dato per scontato: l’ostracismo sociale, oltre alle inaudite violenze fisiche – e non solo – di polizia e mariti, padri, fratelli.

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