domenica 13 marzo 2016

Saviano: "Io e Kasparov, scacco ai dittatori"


La partita dello scrittore con il campione russo che sfida Putin


Sono cresciuto giocando a scacchi. La mia prima scacchiera l'ho avuta da bambino, dono di un uomo che con i suoi racconti e il suo volermi bene mi ha indirizzato la vita. Si chiama Vittorio Marguccio. Perché quando qualcuno ti inizia agli scacchi ti sta regalando una nuova strada attraverso cui stare al mondo. I pedoni scardati, le caselle scolorite, le rigature sul legno, la sabbia o il terriccio testimoni dei luoghi in cui giocavo. Ricordo tutto di quella mia prima scacchiera.

Il gioco degli scacchi è un gioco violento, forse il più violento tra gli sport - anche se io non riesco a considerarlo uno sport quanto piuttosto un modo di stare al mondo. Si può vivere con gli scacchi e si può vivere senza gli scacchi: sono due distinte categorie di persone, non ce n'è una terza.


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