venerdì 25 marzo 2016

La storia di Hilal, da bambino kamikaze in Afghanistan a pasticcere di grido a Roma

A 12 anni gli misero una cintura piena di esplosivo addosso e gli imposero di farsi saltare. L’avevano trasformato in carne da macello, in strumento per le stragi. Ma lui scappò e dopo 2 anni arrivò in Italia. La sua è una storia di speranza

 di Ignazio Dessì   -   Facebook: I.D.   Twitter: @IgnazioDess

A 12 anni si può avere il calore di una famiglia, l’impegno della scuola e della palestra, la voglia di divertirsi con gli amici, il primo palpito di cuore per la compagnetta carina. Ma se nasci in Afghanistan la tua famiglia potrebbe essere stata cancellata dalle bombe, le scuole distrutte e il tuo cuore battere al ticchettio dell'ordigno che ti hanno piazzato addosso. La storia di Hilal – ripresa oggi da La Stampa - fa tremare i polsi, perché è la storia di tanti bambini che nascono in certe zone del mondo, ma lascia anche spazio alla speranza. Dieci anni dopo quel ragazzo, scampato a un destino da kamikaze e approdato in Italia, è diventato un bravissimo pasticcere, con due soli desideri da coronare: conquistare il passaporto del nostro Paese e “partecipare alle gare televisive con i grandi maestri dolciari”.
 
Eppure la sua vita poteva imboccare un vicolo cieco, quello che porta al "martirio", alla morte prematura. Dopo essere rimasto solo, senza un padre o una madre, senza fratelli o sorelle, senza nessuno insomma, qualcuno lo avvicinò e gli disse: “C'è la guerra agli americani, a tutti i nemici dei musulmani, e tu devi fare ciò che diciamo: schiaccia questo pulsante, non sentirai nulla e andrai dritto in paradiso”.

Hilal era poco più di un bambino allora e non vedeva futuro. Quella scelta gli sembrò l’unica possibile. Lo bendarono e lo trasferirono nella zona di Herat, con una cintura piena di esplosivo attaccata al corpo e un groviglio di fili avvolti intorno al gracile torace e al braccio e opportunamente celati sotto i vestiti.

L’avevano trasformato in carne da macello, in uno strumento buono per le stragi e per essere immolato sull’altare di un orrore più grande di lui. E Hilal, piccolo e spaurito, tremava, sapeva che da lì a poco non sarebbe più esistito. “Pensavo che nel giro di pochi minuti sarei morto, e non ce l’ho fatta”, racconta. Così non preme quel pulsante, rinuncia al paradiso di Allah e sceglie l’inferno in terra. Decide di vivere.

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