sabato 25 settembre 2010

DAVANZALE DI CAMPAGNA

Svolazzano le tende sul proseguire del sentiero, mentre la carezza del giorno sfiora il cammino dei pensieri. Ho trascorso fieri sguardi ad immaginare un futuro fatto di abbracci e promesse spirate nel cuore di chi le ha pronunciate, ma restavo ancora lì con le dita affusolate nell’ansia di dipingere un barlume di quella storia infinita che avevo pensato fosse la vita.
Immaginarie sembianze danzavano di fronte a quei chinati boccioli dalle tenue sfumature lilla e mi perdevo in uno straordinario battere di ciglia; odoro ancora quel mite arcobaleno che quella circoscritta finestra mi regala e sovrappongo sogni a coriandoli di paesaggi in festa.
Sulle colline in lontananza osservavo i seducenti inchini che la luce irradiava altrove ed io perduta in quel giovane quadro mi accorsi di essere felice: quella serena voglia di riscrivere il bene e il male di ciò che l’antica vela del passato nel presente aveva portato.
Ho raccolto aromi impervi tra le linee dell’essere, ma tutto adesso gioca negli occhi del domani e sarò pronta ad interpretare ciò che la vita ha in serbo per me.
Sono acqua piovana su questi boccioli assetati di vendetta e sarò serena perla di rugiada sui malinconici occhi del prato. Sono arida terra bruciata dagli attimi e sarò fertile desiderio di ricominciare su zolle dimenticate; sentirò dentro l’acerbo diluvio universale che sprigionerà l’avvento di una nuova anima fragile come la neve e forte come il vento, ma che risorge fra le vane lacrime di una sposa vestita di bianco. Là sono cresciuta percorrendo più volte quel sentiero, adesso le tende sono il velo di una storia sparita tra le scomode pieghe del tempo e ripenso ai momenti in cui da piccola guardavo quella finestra piangendo al fatidico addio che un giorno le avrei dato.
Alla lampada rimasta accesa in un angolo quando la sera rientravo e mi godevo il paesaggio, quel mitico paesaggio che vedevo da fuori, adesso lo osservavo da dentro, perché sono ancora qua affacciata di fronte agli oziosi grilli che sgridano il sole troppo cocente ed a quelle meravigliose e odorose chiome che i fiori offrono al tiepido specchio dei vetri. Avrei pensato che oggi sarebbe stato l’ultimo giorno in cui avrei potuto vivere il dolce sapore dell’infanzia mischiato all’amaro singhiozzo di un addio, invece la felicità per esser rimasta ha superato la prospettiva di uno speranzoso futuro appena accennato ad oltranza. Getto il succinto mazzolino in un angolo e colgo quei piccoli tesori cresciuti con amore fuggendo verso l’infinito colore che le colline danno al mio sentiero: ecco che sollevando le candide balze del vestito con un geranio fra le dita e l’indimenticabile profumo di nepitella fra i capelli sorrido smarrita pensando al mio caro davanzale di campagna. Il mio sogno per la vita.

Francesca Ghiribelli

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