Una storia enigmatica, con basi storiche, ambientata a Lerma, un piccolo paese del Monferrato. Intreccio di crudeli vicende umane e fantastiche.
Fate il vostro blog! Poesie, pensieri e racconti dei miei amici...oppure trovati sul web.
lunedì 25 settembre 2017
domenica 24 settembre 2017
Lotta alla sma, il nuovo spot di Checco Zalone
A un anno di distanza dal primo, divertentissimo spot in favore della Sma, l'atrofia muscolare spinale, Checco Zalone replica tornando a prestare il volto all'associazione dei familiari di chi lotta contro questa malattia, la prima tra quelle genetiche per mortalità in età infantile.
Lo spot con Zalone
Nel video dell'associazione Famiglie Sma il comico barese compare al tavolo con un gruppo di bimbi affetti dalla malattia tra cui Mirko, presente al fianco di Zalone anche nel precedente spot. I bambini dicono che c'è bisogno di fondi per una cura (che, a detta dell'associazione, è vicina) e Checco in un primo momento si offre di pagare tutto lui, facendo finta di firmare un assegno. Quando però sente la cifra spropositata che servirebbe – oltre 5 milioni – si rivolge a tutti. E l'hashtag della campagna è proprio #facciamolotutti, mentre il numero per donare è il 45521.Continua qui (video)
martedì 22 agosto 2017
Nei tuoi occhi /En tus ojos
En tus ojos se espejan los puertos del mundo
pero tu
ahora aquí
sobre este cielo de palabras
eres mi puerto
Antonio Nazzaro
pero tu
ahora aquí
sobre este cielo de palabras
eres mi puerto
Nei tuoi occhi si specchiano i porti del mondo
ma tu
adesso qui
su questo cielo di parole
sei il mio porto
ma tu
adesso qui
su questo cielo di parole
sei il mio porto
lunedì 24 luglio 2017
L'indifferenza...
"Marco si è sentito male domenica, mentre era con suo fratello e gli amici.
Un ragazzo gentile di 24 anni che parlava cinque lingue, impegnato come volontario per tradurre le informazioni ai richiedenti asilo.
Si lamentava per i forti dolori all’addome. I crampi che provoca l’appendicite quando si infiamma.È corso in ospedale, dove lo hanno trattato con superficialità e dimesso senza fargli alcuna analisi. «Ma io sto malissimo, mi fa male la pancia!», ripeteva. Non gli hanno creduto.
Nelle ore successive i dolori aumentano. La sera, Marco non riesce più a stare in piedi. Suo fratello e i suoi amici lo portano alla farmacia di turno, quella di Piazza Garibaldi, a un passo dalla stazione centrale di Napoli. Il farmacista si rifiuta di aprire la porta. Vede il ragazzo contorcersi per il dolore. Lo pregano di chiamare un’ambulanza. Attendono per più di un’ora, mentre Marco è riverso a terra, ma l’ambulanza non arriva. I ragazzi corrono alla fermata dei taxi più vicina, quella di Piazza Mancini. Per accompagnare Marco in ospedale servono dieci euro per la corsa. «Eccoli!», dicono, ma il tassista si rifiuta di caricarli. «Per piacere, sta malissimo!». Niente da fare. I ragazzi sollevano Marco e lo scortano a un’altra farmacia. Il farmacista osserva il ragazzo e gli suggerisce di acquistare farmaci per quindici euro. Marco inghiotte i farmaci, torna a casa, vomita.
Suo fratello e i suoi amici tentano di nuovo di chiamare un’ambulanza, invano. Si rivolgono a Mauro, che è medico. Telefona anche lui: «Non possiamo mandare un’ambulanza per un ragazzo che vomita». «Ma sta male - li supplica Mauro - è urgente!». Ricostruisce i fatti parlando al telefono con i colleghi, spiega i sintomi. Marco rantola, ha quasi perso conoscenza. «Niente ambulanza, dovete portarlo a farsi visitare alla guardia medica. Nel caso, poi, l’ambulanza la chiamano loro». Sui fratello e gli amici lo prendono in spalla, corrono disperati verso Piazza Nazionale. Fermano una volante dei Carabinieri ma nemmeno quelli vogliono caricare Marco in macchina. Si rimettono a correre.
Quando arrivano a destinazione Marco non risponde più. I medici capiscono che bisogna chiamare un’ambulanza e operarlo al più presto, ma il più presto era prima.
Poco dopo l’arrivo in ospedale, Marco è morto.
È morto perché non si chiamava Marco ma Ibrahim Manneh e veniva dalla Costa D’Avorio, come l’abbiamo ribattezzata noi europei nel 1500, quando abbiamo razziato tutti gli elefanti della zona portandoli all’estinzione."
Francesca Fornario su Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2017
In memoria di tutti gli Ibrahim contro il razzismo crescente di coloro che per squallidi ritorni elettorali giocano sulla pelle degli immigrati, di coloro che vogliono erigere muri o blocchi navali, di coloro che si scagliano contro chi cerca una vita migliore.
IO SONO IBRAHIM! PER NON DIMENTICARE, MAI!
Fonte
Un ragazzo gentile di 24 anni che parlava cinque lingue, impegnato come volontario per tradurre le informazioni ai richiedenti asilo.
Si lamentava per i forti dolori all’addome. I crampi che provoca l’appendicite quando si infiamma.È corso in ospedale, dove lo hanno trattato con superficialità e dimesso senza fargli alcuna analisi. «Ma io sto malissimo, mi fa male la pancia!», ripeteva. Non gli hanno creduto.
Nelle ore successive i dolori aumentano. La sera, Marco non riesce più a stare in piedi. Suo fratello e i suoi amici lo portano alla farmacia di turno, quella di Piazza Garibaldi, a un passo dalla stazione centrale di Napoli. Il farmacista si rifiuta di aprire la porta. Vede il ragazzo contorcersi per il dolore. Lo pregano di chiamare un’ambulanza. Attendono per più di un’ora, mentre Marco è riverso a terra, ma l’ambulanza non arriva. I ragazzi corrono alla fermata dei taxi più vicina, quella di Piazza Mancini. Per accompagnare Marco in ospedale servono dieci euro per la corsa. «Eccoli!», dicono, ma il tassista si rifiuta di caricarli. «Per piacere, sta malissimo!». Niente da fare. I ragazzi sollevano Marco e lo scortano a un’altra farmacia. Il farmacista osserva il ragazzo e gli suggerisce di acquistare farmaci per quindici euro. Marco inghiotte i farmaci, torna a casa, vomita.
Suo fratello e i suoi amici tentano di nuovo di chiamare un’ambulanza, invano. Si rivolgono a Mauro, che è medico. Telefona anche lui: «Non possiamo mandare un’ambulanza per un ragazzo che vomita». «Ma sta male - li supplica Mauro - è urgente!». Ricostruisce i fatti parlando al telefono con i colleghi, spiega i sintomi. Marco rantola, ha quasi perso conoscenza. «Niente ambulanza, dovete portarlo a farsi visitare alla guardia medica. Nel caso, poi, l’ambulanza la chiamano loro». Sui fratello e gli amici lo prendono in spalla, corrono disperati verso Piazza Nazionale. Fermano una volante dei Carabinieri ma nemmeno quelli vogliono caricare Marco in macchina. Si rimettono a correre.
Quando arrivano a destinazione Marco non risponde più. I medici capiscono che bisogna chiamare un’ambulanza e operarlo al più presto, ma il più presto era prima.
Poco dopo l’arrivo in ospedale, Marco è morto.
È morto perché non si chiamava Marco ma Ibrahim Manneh e veniva dalla Costa D’Avorio, come l’abbiamo ribattezzata noi europei nel 1500, quando abbiamo razziato tutti gli elefanti della zona portandoli all’estinzione."
Francesca Fornario su Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2017
In memoria di tutti gli Ibrahim contro il razzismo crescente di coloro che per squallidi ritorni elettorali giocano sulla pelle degli immigrati, di coloro che vogliono erigere muri o blocchi navali, di coloro che si scagliano contro chi cerca una vita migliore.
IO SONO IBRAHIM! PER NON DIMENTICARE, MAI!
Fonte
sabato 22 luglio 2017
Se parlo di Napoli...
Se
parlo di Napoli, meglio che stia zitto. Se parlo di infiltrazioni
mafiose al Nord, meglio che parli di Napoli. Se parlo di riciclaggio a
Londra, meglio che parli di Italia. Se parlo di una parte politica, ma
non parli mai degli altri? Più mi invitate al silenzio, più capisco di
colpire nel segno, di centrare il bersaglio. E poi c'è chi è convinto
che io non capisca ciò che accade perché non vivo
più a Napoli, perché non vivo più in Italia. Vivrei, invece, come dice
un senatore di Ala, in un attico a Manhattan. Triste constatazione: alla
politica si dà ormai credito solo quando diffonde bufale.
Ed ecco quindi un messaggio chiaro e inequivocabile per chi mi insulta: mi dispiace, perdete il vostro tempo. Continuerò a studiare, ad analizzare, a mettere insieme tasselli e a farne un racconto comprensibile (soprattutto) per i non addetti ai lavori. Perché è questo il mio obiettivo: condividere ciò che imparo.
A volte mi dite che non è abbastanza... certo, non è abbastanza se non ci si mette in gioco tutti, quotidianamente. Conoscere e capire per agire.
Se poi vi infastidiscono le mie parole, vi do un consiglio, state alla larga da questa pagina. Non sarà insultando che mi ridurrete al silenzio.
Roberto Saviano
Ed ecco quindi un messaggio chiaro e inequivocabile per chi mi insulta: mi dispiace, perdete il vostro tempo. Continuerò a studiare, ad analizzare, a mettere insieme tasselli e a farne un racconto comprensibile (soprattutto) per i non addetti ai lavori. Perché è questo il mio obiettivo: condividere ciò che imparo.
A volte mi dite che non è abbastanza... certo, non è abbastanza se non ci si mette in gioco tutti, quotidianamente. Conoscere e capire per agire.
Se poi vi infastidiscono le mie parole, vi do un consiglio, state alla larga da questa pagina. Non sarà insultando che mi ridurrete al silenzio.
Roberto Saviano
sabato 15 luglio 2017
Il giovane discepolo...
Il giovale discepolo di un saggio filosofo arriva a casa e gli dice:
– Maestro, un amico mi ha parlato male di te…
– Aspetta! – lo interrompe il filosofo – Hai fatto passare quello che mi vuoi raccontare per i tre filtri?
– I tre filtri? – chiede il discepolo.
– Sì. Il primo è il filtro della verità: sei sicuro che ciò che vuoi dirmi è assolutamente certo?
– No. L’ho sentito dire ad alcuni vicini di casa.
– L’hai almeno fatto passare per il secondo filtro? È il filtro della bontà. Ciò che vuoi dirmi, fa del bene a qualcuno?
– No, in realtà no. Al contrario…
– Capisco. L’ultimo è il filtro della necessità: è necessario farmi sapere ciò che t’inquieta così tanto?
– A dire il vero, no.
– Allora,
– dice il saggio sorridendo, –
– dice il saggio sorridendo, –
se non è vero né buono né necessario, seppelliamolo nel dimenticatoio.
mercoledì 12 luglio 2017
If - Se
| (EN) «
If you can keep your head when all about you
»Are losing theirs and blaming it on you; If you can trust yourself when all men doubt you, But make allowance for their doubting too: If you can wait and not be tired by waiting, Or being lied about, don't deal in lies, Or being hated, don't give way to hating, And yet don't look too good, nor talk too wise; If you can dream—and not make dreams your master; If you can think—and not make thoughts your aim, If you can meet with Triumph and Disaster And treat those two impostors just the same: If you can bear to hear the truth you've spoken Twisted by knaves to make a trap for fools, Or watch the things you gave your life to, broken, And stoop and build 'em up with worn-out tools; If you can make one heap of all your winnings And risk it on one turn of pitch-and-toss, And lose, and start again at your beginnings And never breathe a word about your loss: If you can force your heart and nerve and sinew To serve your turn long after they are gone, And so hold on when there is nothing in you Except the Will which says to them: "Hold on!" If you can talk with crowds and keep your virtue, Or walk with Kings—nor lose the common touch, If neither foes nor loving friends can hurt you, If all men count with you, but none too much: If you can fill the unforgiving minute With sixty seconds' worth of distance run, Yours is the Earth and everything that's in it, And—which is more—you'll be a Man, my son! |
(IT) «
Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
»la perdono, e te ne fanno colpa. Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano, tenendo però considerazione anche del loro dubbio. Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare, O essendo calunniato, non rispondere con calunnia, O essendo odiato, non dare spazio all'odio, Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio; Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone; Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo, Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina E trattare allo stesso modo questi due impostori. Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi, O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte, E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi. Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce, E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio senza mai far parola della tua perdita. Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, E a tenere duro quando in te non c'è più nulla Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!" Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù, O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso, Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti, Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo. Se saprai riempire ogni inesorabile minuto Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi, Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa, E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio! |
| (Rudyard Kipling, Se) Fonte: Wikipedia | |
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I dieci versi dalle canzoni di Battiato da appuntarsi e non dimenticare
Il cantautore, morto ieri nella sua residenza di Milo, era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi,...
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