domenica 18 marzo 2018

Il bimbo nella valigia

Il caffè di Massimo Gramellini

Una delle meraviglie dell’infanzia è che ci si addormenta ovunque. Anche dentro una valigia. Anche dentro una guerra. La foto è stata scattata alla periferia di Damascoe documenta l’esodo da un quartiere di nome Ghouta, dove ieri sono morte cento persone sotto le bombe di Assad, liberatore o sterminatore a seconda dei gusti. La mano che regge il bambino nella valigia appartiene presumibilmente all’uomo che ha avuto il coraggio e la follia di metterlo al mondo. Rappresenta l’ultima certezza per lui, rimasto senza più casa né cibo.

È il terzo bambino siriano che ci viene addosso. Il primo fu Aylan, annegato su una spiaggia turca come se dormisse. Ci costrinse a guardare i profughi con altri occhi. Poi l’emozione svanì e, per gli europei, i migranti tornarono a essere gli sfaccendati che bivaccano nelle loro piazze. Il secondo fu Omran, il piccolo Lazzaro riemerso dalle macerie di Aleppo con il corpo ricoperto di sangue e di polvere. L’emozione venne replicata, ma durò ancora meno: in fondo non era neanche morto. Adesso arriva il bambino nella valigia. Per quanto tempo resisterà nei nostri cuori?

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