venerdì 31 agosto 2018

Benin, nel regno delle donne guerriere con l’ultima regina delle Amazzoni

Lorenzo Simoncelli

Nell’Ottocento difesero il Paese dai coloni europei: divoravano i nemici uccisi. Simboli del riscatto femminile, hanno ispirato il film Marvel “Black Panther”




Rubinelle, una giovane di Abomey, cittadina del Benin, piccolo Stato africano schiacciato tra Nigeria e Ghana, ogni giorno, insieme ad altre ragazze, prepara vestiti e corone per un’anziana donna. Una volta vestita, l’accompagna fuori dalla sua casa e la protegge dal sole con un ombrello pittoresco. Sopra la scritta: Reine Hangbe.   Una regina leggendaria a queste latitudini, fondatrice delle Amazzoni, le eroiche guerriere del Benin capaci di resistere ai colonizzatori europei nel XIX secolo.... continua


martedì 21 agosto 2018

"Non mi meraviglio che il ponte sia crollato". Dopo i fatti di Genova, la filastrocca di Rodari si diffonde sui social

Pubblicata nel suo "Il libro degli errori" del 1964, e dal titolo "Ladro di "Erre": in migliaia la stanno condividendo sui profili personali, accompagnata da foto che arrivano dall'A10



Dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova i social network hanno cominciato a diffondere una filastrocca di Gianni Rodari, pubblicata nel suo "Il libro degli errori" del 1964, e dal titolo "Ladro di "Erre".

La filastrocca, condivisa migliaia di volte dagli utenti, parla di un ponte crollato, di colpe che rimangono appese, di un mancato stupore nel constatare un disastro annunciato. Le parole, adesso, si accompagnano alle foto che arrivano dall'A10 di Genova.

"C'è, chi dà la colpa
alle piene di primavera,
al peso di un grassone
che viaggiava in autocorriera:
io non mi meraviglio
che il ponte sia crollato,
perché l'avevano fatto
di cemento 'amato'.
Invece doveva essere
"armato", s'intende,
ma la erre c'è sempre
qualcuno che se la prende.
Il cemento senza erre
(oppure con l'erre moscia)
fa il pilone deboluccio
e l'arcata troppo floscia.
In conclusione, il ponte
è colato a picco,
e il ladro di 'erre'
è diventato ricco:
passeggia per la città,
va al mare d'estate,
e in tasca gli tintinnano
le 'erre' rubate".



Fonte

sabato 28 luglio 2018

Un giorno...

Alexander Fleming

Un giorno un contadino camminando per terreni paludosi incontrò un giovane sprofondato fino alla vita nella palude, impaurito, piangente e che cercava di liberarsi.
Il contadino salvò il giovane da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e crudele.
Il giorno dopo una elegante carrozza si presentò alla fattoria.
Un nobile, elegantemente vestito, ne uscì e si presentò
Come il padre del ragazzo che il contadino aveva aiutato.
“Vi vorrei ricompensare", disse il nobile.
“Voi avete salvato la vita di mio figlio!”
“Non posso accettare denaro per ciò che ho fatto“ rispose il contadino scozzese.
Allo stesso momento, il figlio del contadino venne alla porta della capanna.
“È vostro figlio?” domandò il nobile
“Sì” rispose orgoglioso il contadino.
“Allora vi propongo un accordo “
“Permettetemi di offrire a vostro figlio la stessa istruzione di mio figlio"
“Se il figlio assomiglia al padre, sono sicuro che sarà un uomo del quale entrambi saremo fieri.”
E il contadino accettò.
Il figlio del contadino Fleming seguì i corsi delle migliori scuole
ed alla fine, si diplomò alla Scuola di Medicina dell’ospedale Sainte-Marie di Londra.
Spinto da una grande aspirazione, continuò fino ad essere conosciuto dal mondo intero.
Il famoso Dr. Alexander Fleming ha in effetti scoperto la penicillina.
Anni più tardi, il figlio dello stesso nobile che era stato salvato dalla palude venne colpito da una polmonite.
Chi gli salvò la vita questa volta? ....la penicillina.
Come si chiamava il nobile?
Sir Randolph Churchill e suo figlio, Sir Winston Churchill.
Qualcuno ha detto un giorno:
“Tutto ciò che se ne va, ritorna...”
Lavora come se non avessi bisogno di denaro.
Ama come se non fossi mai stato ferito
Danza come se nessuno ti guardasse
Canta come se nessuno ti ascoltasse
Vivi come se il Cielo fosse in Terra

giovedì 28 giugno 2018

Per il mio cuore

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.


I dieci versi dalle canzoni di Battiato da appuntarsi e non dimenticare

Il cantautore, morto ieri nella sua residenza di Milo, era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi,...