martedì 31 ottobre 2017

Voglio Te, solo Te!

Voglio te, solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.

Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.

Come la notte tiene nascosta nel buio
l'ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch'io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te, solo te!

Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te, solo te.

Rabindranath Tagore

venerdì 13 ottobre 2017

Wilson

Us ciamava Mario Riccio
Ma par tuti l’era Wilson
Il ciamavan c’mè so padar
Che u sunava ar viulei
L’era un Turtunes, anche sl’era un urs
L’era un toc ad pou
Insoi l’era cmè lù

Lu u fava su i cartou
Par pagas ra pensiou
Sempar in gir in canutiera
Anche quand l’er fred dad fora
L’era un Turtunes, anche sl’era un urs
L’era un toc ad pou
Insoi l’era cmè lù
L’era un bravo om
Ug piasiva vardà ar don,
fag un cumpliment,
ma sensa ufend insona
L’era un turtunes
Quand che lu um fermava,
um disiva c’mè cam ciam
e a c’mè us ciamava mè padar
Us cunusiva tuti bei
L’er no tanta fei,
ma us vuriva bei
Insoi l’era cmè lù
L’era un mè amis
L’er no tanta fei,
ma us vuriva bei
Insoi l’era cmè lù
L’era un Turtunes

Tanino Castellani

Foto di Vittorio Piccinini

mercoledì 4 ottobre 2017

Il rimedio è la povertà

Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di Goffredo Parise.


Troviamo utile pubblicare di tanto in tanto dei gioielli del pensiero. Questo è un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al 1975. Si trova nell'antologia "Dobbiamo disobbedire", a cura di Silvio Perrella, edita da Adelphi. Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di questo autore sicuramente libero e lontano da ogni appartenenza politica e salottiera. Rappresenta per noi oggi - media compresi che non ospitano più pezzi così controcorrente - uno schiaffo contro la nostra inerzia.

«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

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lunedì 25 settembre 2017

Il pane del boia

e il mistero della rocca di Lerma 
 
Di Marco Marengo


Ci sono storie che affondano le loro radici nella terra, traendo dal suolo, dalle rocce e dagli anfratti una strana linfa che le rende, non soltanto parte del territorio, ma energia oscura a cui attingere quando si scrivono romanzi come questo. Il “pane del boia” di Marco Marengo ha il pregio di riproporre, con gli stilemi propri ed originari di questo autore, un avvenimento che ha dei fondamenti storici (le milizie di Facino Cane) frammischiandoli a un plot dove la narrazione conosce momenti di intenso lirismo e inequivocabili tratti cari al più puro genere fantastico.

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Una storia enigmatica, con basi storiche, ambientata a Lerma, un piccolo paese del Monferrato. Intreccio di crudeli vicende umane e fantastiche.

domenica 24 settembre 2017

Lotta alla sma, il nuovo spot di Checco Zalone


Nuova raccolta fondi nazionale a favore delle cure per l'atrofia muscolare spinale. L'attore sostiene la campagna e lancia l'appello per salvare la vita a centinaia di bambini. Obiettivo: raddoppiare le donazioni del 2016 e raccogliere  500mila euro



A un anno di distanza dal primo, divertentissimo spot in favore della Sma, l'atrofia muscolare spinale, Checco Zalone replica tornando a prestare il volto all'associazione dei familiari di chi lotta contro questa malattia, la prima tra quelle genetiche per mortalità in età infantile.

Lo spot con Zalone

Nel video dell'associazione Famiglie Sma il comico barese compare al tavolo con un gruppo di bimbi affetti dalla malattia tra cui Mirko, presente al fianco di Zalone anche nel precedente spot. I bambini dicono che c'è bisogno di fondi per una cura (che, a detta dell'associazione, è vicina) e Checco in un primo momento si offre di pagare tutto lui, facendo finta di firmare un assegno. Quando però sente la cifra spropositata che servirebbe – oltre 5 milioni – si rivolge a tutti. E l'hashtag della campagna è proprio #facciamolotutti, mentre il numero per donare è il 45521.

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martedì 22 agosto 2017

Nei tuoi occhi /En tus ojos

En tus ojos se espejan los puertos del mundo
pero tu
ahora aquí
sobre este cielo de palabras
eres mi puerto



Nei tuoi occhi si specchiano i porti del mondo
ma tu
adesso qui
su questo cielo di parole
sei il mio porto

Antonio Nazzaro

lunedì 24 luglio 2017

L'indifferenza...

"Marco si è sentito male domenica, mentre era con suo fratello e gli amici.
Un ragazzo gentile di 24 anni che parlava cinque lingue, impegnato come volontario per tradurre le informazioni ai richiedenti asilo.
Si lamentava per i forti dolori all’addome. I crampi che provoca l’appendicite quando si infiamma.
È corso in ospedale, dove lo hanno trattato con superficialità e dimesso senza fargli alcuna analisi. «Ma io sto malissimo, mi fa male la pancia!», ripeteva. Non gli hanno creduto.
Nelle ore successive i dolori aumentano. La sera, Marco non riesce più a stare in piedi. Suo fratello e i suoi amici lo portano alla farmacia di turno, quella di Piazza Garibaldi, a un passo dalla stazione centrale di Napoli. Il farmacista si rifiuta di aprire la porta. Vede il ragazzo contorcersi per il dolore. Lo pregano di chiamare un’ambulanza. Attendono per più di un’ora, mentre Marco è riverso a terra, ma l’ambulanza non arriva. I ragazzi corrono alla fermata dei taxi più vicina, quella di Piazza Mancini. Per accompagnare Marco in ospedale servono dieci euro per la corsa. «Eccoli!», dicono, ma il tassista si rifiuta di caricarli. «Per piacere, sta malissimo!».
Niente da fare. I ragazzi sollevano Marco e lo scortano a un’altra farmacia. Il farmacista osserva il ragazzo e gli suggerisce di acquistare farmaci per quindici euro. Marco inghiotte i farmaci, torna a casa, vomita.
Suo fratello e i suoi amici tentano di nuovo di chiamare un’ambulanza, invano. Si rivolgono a Mauro, che è medico. Telefona anche lui: «Non possiamo mandare un’ambulanza per un ragazzo che vomita». «Ma sta male - li supplica Mauro - è urgente!». Ricostruisce i fatti parlando al telefono con i colleghi, spiega i sintomi. Marco rantola, ha quasi perso conoscenza. «Niente ambulanza, dovete portarlo a farsi visitare alla guardia medica. Nel caso, poi, l’ambulanza la chiamano loro». Sui fratello e gli amici lo prendono in spalla, corrono disperati verso Piazza Nazionale. Fermano una volante dei Carabinieri ma nemmeno quelli vogliono caricare Marco in macchina. Si rimettono a correre.
Quando arrivano a destinazione Marco non risponde più. I medici capiscono che bisogna chiamare un’ambulanza e operarlo al più presto, ma il più presto era prima.
Poco dopo l’arrivo in ospedale, Marco è morto.
È morto perché non si chiamava Marco ma Ibrahim Manneh e veniva dalla Costa D’Avorio, come l’abbiamo ribattezzata noi europei nel 1500, quando abbiamo razziato tutti gli elefanti della zona portandoli all’estinzione."
Francesca Fornario su Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2017

In memoria di tutti gli Ibrahim contro il razzismo crescente di coloro che per squallidi ritorni elettorali giocano sulla pelle degli immigrati, di coloro che vogliono erigere muri o blocchi navali, di coloro che si scagliano contro chi cerca una vita migliore.
IO SONO IBRAHIM! PER NON DIMENTICARE, MAI!


Fonte

I dieci versi dalle canzoni di Battiato da appuntarsi e non dimenticare

Il cantautore, morto ieri nella sua residenza di Milo, era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi,...