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Fate il vostro blog! Poesie, pensieri e racconti dei miei amici...oppure trovati sul web.
lunedì 9 dicembre 2019
mercoledì 4 dicembre 2019
La prima cosa bella di mercoledì 4 dicembre 2019
La prima cosa bella di mercoledì 4 dicembre 2019 è l’improbabile felicità di due calciatori, separati da un solco di 45 anni di età, uniti dal caso. Il primo si chiama Stefano Turati, detto Pantera, ha 18 anni, tesserato dal Sassuolo, ha esordito contro la Juventus, a sorpresa, per l’infortunio del titolare e della riserva. E’ stato il migliore in campo. Ha parato una punizione tirata da Cristiano Ronaldo. Ha ricevuto i complimenti di Gigi Buffon. Dopo la partita ha telefonato alla mamma, che lo portava ai concerti dei Led Zeppelin. Il secondo si chiama Angelo Ricca, detto U’ Pip, ha 63 anni, tesserato da 50, esordio con la Juventina, oggi attaccante dello Sporting Maierà, terza categoria, 600 partite alle spalle. Ha segnato un gol a San Basile. Poi è tornato a casa, probabilmente dai nipoti, che ascoltavano un rapper calabrese. Dicono che la comicità sia tragedia più tempo. La felicità è allora un bel momento fuori dal tempo, qualcosa che accade quando ancora non potrebbe o più non dovrebbe, una nota sfuggita in overture, un innamoramento a 53 anni.
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domenica 1 dicembre 2019
Viviamo in un mondo di bugie...
“Viviamo in un mondo di bugie. E rischiamo molto perché queste bugie vengono spesso sostenute dai mezzi di informazione. Vorrei non parlare dell’ex ministro dell’Interno per una ragione molto semplice: prima si trattava di un vicepresidente del consiglio e quindi era dovuto che ci fosse un’attenzione, adesso vorrei che iniziasse il giusto silenzio, non è più obbligatorio che l’ex ministro sia in televisione ogni quattro ore, e noi non siamo obbligati a parlare di lui ed è bene così. Io credo che il silenzio su questa persona sia un atto di responsabilità, perché questa persona è cattiva, ha avvelenato i pozzi, ha seminato odio sociale in una misura che in Italia non si vedeva da decenni. Abbiamo corso un grosso rischio, perché io in questa persona e nei suoi schierani ho sempre visto un tentativo che non ho mai chiamato con nomi strani perché di nome ce n’è solo uno: fascista. La storia ci ha insegnato che il fascismo si instaura piano piano, un passo dopo l’altro contando sulla disinformazione, sull’indifferenza, sul fatto che non si coglie mai il pericolo, su cento episodi uno dietro l’altro che alla fine ci portano ad accettare cose disumane. E non penso solo ai migranti ma a tante altre manifestazioni di questo pensiero totalitario. Abbiamo posto uno stop a questo processo ma non credo che il lavoro sia finito”.
Gino Strada
Gino Strada
mercoledì 27 novembre 2019
Non mi piace (il contromanuale di Facebook)
Quando qualche anno fa ho scritto questo contro manuale di Facebook, stufo di vedere in libreria solo manuali veri del social di Zuckerberg, temevo che avrei perso degli amici (virtuali). Invece me ne sono fatti altri: qualcuno ha voluto essermi "amico" per vedere come razzola uno che predica bene.
In effetti di stupidaggini ne faccio anche io (qua e là, nel libro, lo ammetto). Non è un caso se, nella quarta di copertina del libro, trovate solo il mio account Twitter… ;)
Ho subito l’unfriend perché qualcuno, dotato di coda di paglia più o meno lunga, ha pensato che stessi parlando di lui.
Facebook è micidiale per i permalosi (come me), così come per narcisisti ed egocentrici (attenti: leggendo gli status si possono riconoscere anche gli psicopatici). Pensiamo sempre che si stia parlando di noi, anche quando si commenta il meteo, un rigore non dato o la crisi in Medio Oriente.
In parte è normale: è una sorta di meccanismo di autodifesa. Ma spesso esageriamo: crediamo di essere al centro del mondo, o di non esserlo affatto, senza mezze misure.
Facebook, anche da questo punto di vista, non ci aiuta. Anzi: amplifica e distorce la realtà (fino a provocare patologie, vedi: dipendenza) così come altera i concetti di amicizia o di "mi piace".
Modifica i rapporti con le persone, disposte in alcuni casi anche a tollerare banalità come "sto andando a fare la spesa" (accompagnato dall’ormai immancabile selfie) o "stasera zuppa di pesce!" (anche in questo caso con tanto di foto, vedi foodporn) perché, ci hanno spiegato, l’intimità ambientale permette di rimanere vicini a qualcuno anche se in realtà si è lontani.
Ciò non significa che possiamo permetterci tutto: vietato esagerare.
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Ebook gratis
In effetti di stupidaggini ne faccio anche io (qua e là, nel libro, lo ammetto). Non è un caso se, nella quarta di copertina del libro, trovate solo il mio account Twitter… ;)
Ho subito l’unfriend perché qualcuno, dotato di coda di paglia più o meno lunga, ha pensato che stessi parlando di lui.
Facebook è micidiale per i permalosi (come me), così come per narcisisti ed egocentrici (attenti: leggendo gli status si possono riconoscere anche gli psicopatici). Pensiamo sempre che si stia parlando di noi, anche quando si commenta il meteo, un rigore non dato o la crisi in Medio Oriente.
In parte è normale: è una sorta di meccanismo di autodifesa. Ma spesso esageriamo: crediamo di essere al centro del mondo, o di non esserlo affatto, senza mezze misure.
Facebook, anche da questo punto di vista, non ci aiuta. Anzi: amplifica e distorce la realtà (fino a provocare patologie, vedi: dipendenza) così come altera i concetti di amicizia o di "mi piace".
Modifica i rapporti con le persone, disposte in alcuni casi anche a tollerare banalità come "sto andando a fare la spesa" (accompagnato dall’ormai immancabile selfie) o "stasera zuppa di pesce!" (anche in questo caso con tanto di foto, vedi foodporn) perché, ci hanno spiegato, l’intimità ambientale permette di rimanere vicini a qualcuno anche se in realtà si è lontani.
Ciò non significa che possiamo permetterci tutto: vietato esagerare.
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lunedì 4 novembre 2019
Si è spento Alberto Sed...
Per 50 anni non raccontò a nessuno della sua esperienza di ebreo deportato. Poi lo fece con Roberto Riccardi nel libro “Sono stato un numero” (Giuntina editore). La madre e due sorelle vennero uccise nel lager (una sorella venne fatta sbranare dai cani a un mese dalla liberazione per diletto dei soldati).
Ricordare è l'atto che più temono le vocazioni totalitarie. Quando una vita come quella di Alberto Sed smette di respirare, l’ansia va sempre nella stessa direzione: ora chi porterà le prove contro populisti e sovranisti?
Roberto Saviano
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Il ricordo di Alberto Sed e i «mostri» che non muoiono mai
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domenica 3 novembre 2019
venerdì 1 novembre 2019
Alda Merini moriva 10 anni fa: alcuni dei suoi versi più belli
La poetessa milanese ha rappresentato una delle voci più intense dell’ultimo secolo, grazie al modo unico in cui ha saputo trasformare la tragedia di una vita “diversa” in poesia universale. Parlare dei suoi versi, così intimi, dolorosi e sofferti, ma anche estremamente illuminanti, non è cosa facile: ecco perché a dieci anni esatti dalla scomparsa di Alda Merini, torniamo ancora una volta a leggere le sue poesie.
Il 1 novembre 2009 moriva, a 78 anni, Alda Merini. Dieci anni sono trascorsi da quando una delle voci più dirompenti del Novecento si è spenta: ma nonostante la scomparsa, l’immensa opera della poetessa meneghina ha ancora una forza e una vivacità straordinarie. Raccontare in poche righe tutto ciò che Alda Merini ha vissuto, ed è stata, sarebbe impossibile. Per questo, in occasione di questi primi dieci anni senza di lei, a parlare sono nuovamente i suoi versi.
Alda Merini, la poetessa della follia
Sono nata il ventuno a primavera
Ma non sapevo che nascere folle
Aprire le zolle
Potesse scatenar tempesta.
Leggere le sue poesie vuol dire entrare, nel modo più diretto e profondo, nella sua vita. Ma il valore dei versi di Alda Merini non è riconducibile esclusivamente alla sfera biografica, anzi. Come amava spiegare Maria Corti, critica letteraria ed intima amica della poetessa, nella sua scrittura “vi è prima una realtà tragica vissuta in modo allucinato in cui lei è vinta; poi la stessa realtà irrompe nell’universo della memoria e viene proiettata in una visione poetica in cui è lei con la penna in mano a vincere”. La vita, con tutto il suo peso, è stata per Alda Merini un punto di partenza e un punto di arrivo della sua poesia, così come la malattia e la solitudine sono stati veleni ed antidoti della propria condizione esistenziale.
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Il 1 novembre 2009 moriva, a 78 anni, Alda Merini. Dieci anni sono trascorsi da quando una delle voci più dirompenti del Novecento si è spenta: ma nonostante la scomparsa, l’immensa opera della poetessa meneghina ha ancora una forza e una vivacità straordinarie. Raccontare in poche righe tutto ciò che Alda Merini ha vissuto, ed è stata, sarebbe impossibile. Per questo, in occasione di questi primi dieci anni senza di lei, a parlare sono nuovamente i suoi versi.
Alda Merini, la poetessa della follia
Sono nata il ventuno a primavera
Ma non sapevo che nascere folle
Aprire le zolle
Potesse scatenar tempesta.
Leggere le sue poesie vuol dire entrare, nel modo più diretto e profondo, nella sua vita. Ma il valore dei versi di Alda Merini non è riconducibile esclusivamente alla sfera biografica, anzi. Come amava spiegare Maria Corti, critica letteraria ed intima amica della poetessa, nella sua scrittura “vi è prima una realtà tragica vissuta in modo allucinato in cui lei è vinta; poi la stessa realtà irrompe nell’universo della memoria e viene proiettata in una visione poetica in cui è lei con la penna in mano a vincere”. La vita, con tutto il suo peso, è stata per Alda Merini un punto di partenza e un punto di arrivo della sua poesia, così come la malattia e la solitudine sono stati veleni ed antidoti della propria condizione esistenziale.
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I dieci versi dalle canzoni di Battiato da appuntarsi e non dimenticare
Il cantautore, morto ieri nella sua residenza di Milo, era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi,...
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