Fate il vostro blog! Poesie, pensieri e racconti dei miei amici...oppure trovati sul web.
domenica 16 dicembre 2018
sabato 15 dicembre 2018
La Stazione
di Robert J. Hastings
Nascosta da qualche parte nel vostro inconscio vi è una visione idilliaca.
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Ci vediamo in un lungo viaggio su tutto il continente.
Viaggiamo in treno.
Fuori del finestrino ammiriamo il passaggio a livello, bestiame al pascolo su una collina lontana, fumo che fuoriesce da una centrale termica, file su file di grano e di mais, pianure e valli, montagne e dolci colline, profili di città e ville nei paesini. Ma dominante nella nostra mente è la destinazione finale.
In un certo giorno a una certa ora entreremo nella stazione.
Ci saranno bande musicali e sventolio di bandiere.
Una volta arrivati lì, tanti sogni meravigliosi si avvereranno e i pezzi della nostra vita si completeranno a vicenda come un rompicapo portato a termine. Con quale irrequietezza percorriamo i corridoi, maledicendo i minuti d’ozio, aspettando, aspettando, aspettando la stazione.
“Quando arriveremo in stazione, sarà fatta!” gridiamo.
“Quando avrò diciotto anni.”
“Quando mi comprerò una Mercedes Benz nuova!”
“Quando l’ultimo figlio avrà terminato l’Università.”
“Quando avrò finito di pagare il mutuo!”
“Quando avrò la promozione.”
“Quando raggiungerò l’età della pensione, vivrò felice e contento!”
Prima o poi dobbiamo renderci conto che non vi è nessuna stazione, nessun luogo a cui arrivare una volta per tutte.
La vera gioia della vita è il viaggio. La stazione è soltanto un sogno.
La vera gioia della vita è il viaggio. La stazione è soltanto un sogno.
Ci distanzia sempre.
“Assapora l’attimo fuggente.”
Non sono i fardelli di oggi a fare impazzire gli uomini.
Sono i rimpianti di ieri e le paure di domani.
Rimpianti e paure sono ladri che ci derubano dell’oggi.
Allora smettete di percorrere i corridoi e di contare i chilometri.
Invece scalate più montagne, mangiate più gelato, camminate più spesso a piedi nudi, nuotate in più fiumi, ammirate più tramonti, ridete di più, piangete di meno.
La vita deve essere vissuta a mano a mano che si procede.
La stazione arriverà fin troppo presto.”
mercoledì 12 dicembre 2018
Chiedimi perchè vado in montagna...
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Chiedimelo... Perché?
Perché in montagna non puoi sprecare fiato per parole inutili. Lo devi conservare per arrivare in cima, e il resto è silenzio o parole gentili.
Perché l’unico peso è lo zaino. Non c’è peso per il cuore.
Perché tutti, se lo desiderano, possono arrivare in cima. Solo un passo dietro l’altro.
Perché incroci persone che trovano ancora un momento per salutarti.
Perché non ci sono orpelli: ci sei tu e c’è il tuo corpo, che devi custodire e curare, se vuoi avere le forze. C’è il cielo con i suoi umori.
Non si scherza con la pioggia, il vento, la neve o la notte.
Devi fare molta attenzione, e tornare a quello stadio primitivo in cui la natura e i suoi movimenti erano parte della tua vita, parte integrante del tuo quotidiano.
Non puoi snobbare la natura, in montagna: ti tira per la manica, ti chiede di guardarla, di studiarla, di esserle presente.
In montagna puoi e devi essere presente a te stesso, senza distrazioni.
Forse è per questo che, sopra tante vette, telefonini e internet funzionano a singhiozzo… è la natura che ti dice: “Lascia stare, lascia stare il superfluo. Stai con gli amici. Stai con gli animali. Stai con te stesso. Non ti serve nient’altro”.
Anonimo
martedì 11 dicembre 2018
sabato 8 dicembre 2018
Rose di Natale
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Era arrivato dicembre e tutti i bambini del mondo aspettavano quello che per loro era il giorno più bello dell’anno: il Natale.
Nel piccolo paese di Serravalle, ai piedi delle colline e accarezzato dalle acque del torrente Scrivia, viveva una bambina molto intelligente simpatica che si chiamava Angela.
Il nome le calzava a pennello perché possedeva una grandissima dote: sapeva entrare nel cuore delle persone e regalava il suo sorriso a chi era triste.
Quell’anno, avrebbe voluto fare un regalo a tutti quelli che per quella importante festa erano soli e percepivano l’atmosfera natalizia con sentimenti contrastanti perché la gioia degli altri li rendeva malinconici. Non che fossero invidiosi, per carità, ma sapevano che per loro era diverso.
Molti di questi erano anziani, altri avevano perso i loro affetti più cari e restava solo il ricordo di chi ormai non c’era più. Alcuni erano diventati poveri perché avevano perso il lavoro e a causa della loro età non riuscivano a trovarne un altro, altri il lavoro non lo avevano ancora trovato anche se erano giovani e in gamba.
Il mondo stava andando all’indietro, il progresso aveva generato pochi ricchi e tantissimi disperati.
Angela era ancora una bambina ma si rendeva conto di ciò che stava succedendo intorno a lei e ne soffriva.
Avrebbe voluto fare qualcosa di concreto e ci pensava giorno e notte; voleva trovare il modo di alleviare, almeno per un giorno così speciale, i grattacapi del prossimo.
Non sapeva davvero come fare e un giorno, per trovare ispirazione, andò a fare una passeggiata nel grande prato vicino alla chiesetta di Montei.
Camminò lungo le vigne, entrò nel bosco di castagni e si accorse che tra la neve caduta copiosamente i giorni precedenti, sbucavano bellissimi fiori bianchi.
Non li aveva mai notati prima ed era strano che i fiori sbocciassero in inverno.
Li raccolse e ne fece dei grandi mazzi. Scese in paese di corsa e chiamò a raccolta i suoi amici, poi tutti insieme si incamminarono verso il pensionato, dove vivevano molti anziani rimasti soli.
Insieme ai vecchietti cantarono le canzoni più belle del Natale e addobbarono le stanze con i fiori appena raccolti: le rose di Natale.
Le loro voci arrivarono in piazza del mercato, a porta Genova poi a Ca’ del sole e nel quartiere Lastrico. Furono uditi anche a Stazzano e all’Outlet.
Una moltitudine di persone fu guidata all’origine di quella melodia. E tutti, piccoli e grandi, poveri e ricchi si misero a cantare.
Il messaggio arrivò forte e chiaro: se al freddo dell’inverno la natura regalava fiori così meravigliosi, non bisognava perdere il sorriso e la speranza.
E grazie ad Angela e alle rose di Natale, lo spirito e il valore del giorno più magico dell’anno entrò nel cuore di ogni persona.
martedì 4 dicembre 2018
Sedia a ruote
Poesia dedicata ai disabili
"è meglio avere un corpo senza corpo, che una testa senza testa"
Ermanno Eandi
"è meglio avere un corpo senza corpo, che una testa senza testa"
Sono immobile eppure mi muovo,
corro, volo, salto,
m’innalzo con la mia fantasia
e raggiungo vette altissime.
Da lì vedo la mia voglia di rivincite,
l’autenticità di essere me stesso,
lontano da quel che sono
ma vicino alla mia pura sensibilità.
A volte vedo gli altri
correre da fermi con i pensieri inariditi,
che fingono di capirmi
con il loro falso compianto
di chi non vola più o, peggio, non hai mai volato.
Dalla mia sedia a ruote spuntano ali,
faccio capriole nella mente,
mi piaccio e capisco:
che è meglio avere un corpo senza corpo
che una testa senza testa.
corro, volo, salto,
m’innalzo con la mia fantasia
e raggiungo vette altissime.
Da lì vedo la mia voglia di rivincite,
l’autenticità di essere me stesso,
lontano da quel che sono
ma vicino alla mia pura sensibilità.
A volte vedo gli altri
correre da fermi con i pensieri inariditi,
che fingono di capirmi
con il loro falso compianto
di chi non vola più o, peggio, non hai mai volato.
Dalla mia sedia a ruote spuntano ali,
faccio capriole nella mente,
mi piaccio e capisco:
che è meglio avere un corpo senza corpo
che una testa senza testa.
Ermanno Eandi
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