Fate il vostro blog! Poesie, pensieri e racconti dei miei amici...oppure trovati sul web.
giovedì 26 gennaio 2017
Se questo è un uomo
Se questo è un uomo è il primo libro pubblicato da Primo Levi, che lo scrisse dopo essere sopravvissuto al Lager di sterminio di Auschwitz e dopo aver attraversato l’Europa intera in un viaggio di ritorno durato più di otto mesi. Alla fine del testo l’autore indica due luoghi e due date, «Avigliana-Torino, dicembre 1945 - gennaio 1947»: ad Avigliana c’era la sede della fabbrica dove lo avevano appena assunto come chimico, a Torino la casa dov’era nato e dove avrebbe abitato per tutta la sua vita. Levi andò scrivendo quel suo primo libro in qualsiasi ritaglio di tempo disponibile, e quando non scriveva raccontava a voce la propria esperienza a chiunque incontrasse: il raccontare era per lui un bisogno primario come il cibo.
La prima edizione del libro venne stampata da una piccola casa editrice torinese, la De Silva, diretta da Franco Antonicelli, dopo che alcuni grandi editori, fra cui Einaudi, avevano rifiutato il manoscritto. Uscì nell’autunno del 1947, in 2.500 copie; Antonicelli decise di sostituire, al titolo scelto da Levi, I sommersi e i salvati, il fortunatissimo Se questo è un uomo. L’opera ebbe alcune recensioni autorevoli, la più entusiasta delle quali fu quella di Italo Calvino, che lo definì il libro più bello uscito dall’esperienza della deportazione.
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domenica 22 gennaio 2017
giovedì 19 gennaio 2017
Le vere amicizie...
Le vere amicizie sono quelle che riprendi esattamente da dove le hai lasciate, che siano passati una settimana o due anni.
Jojo Moyes
Jojo Moyes
venerdì 13 gennaio 2017
La sera del dì di festa
Giacomo Leopardi
29 giugno 1798 - 14 giugno 1837
Il conte Giacomo Leopardi, al battesimo
Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, è stato un poeta, filosofo, scrittore,
filologo e glottologo italiano.
Dolce e chiara è la notte e senza vento, E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena ogni montagna. O donna mia, Già tace ogni sentiero, e pei balconi Rara traluce la notturna lampa: Tu dormi, che t'accolse agevol sonno Nelle tue chete stanze; e non ti morde Cura nessuna; e già non sai nè pensi Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto. Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno Appare in vista, a salutar m'affaccio, E l'antica natura onnipossente, Che mi fece all'affanno. A te la speme Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Questo dì fu solenne: or da' trastulli Prendi riposo; e forse ti rimembra In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri, Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo Quanto a viver mi resti, e qui per terra Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi In così verde etate! Ahi, per la via Odo non lunge il solitario canto Dell'artigian, che riede a tarda notte, Dopo i sollazzi, al suo povero ostello; E fieramente mi si stringe il core, A pensar come tutto al mondo passa, E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito Il dì festivo, ed al festivo il giorno Volgar succede, e se ne porta il tempo Ogni umano accidente. Or dov'è il suono Di que' popoli antichi? or dov'è il grido De' nostri avi famosi, e il grande impero Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio Che n'andò per la terra e l'oceano? Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona. Nella mia prima età, quando s'aspetta Bramosamente il dì festivo, or poscia Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia, Premea le piume; ed alla tarda notte Un canto che s'udia per li sentieri Lontanando morire a poco a poco, Già similmente mi stringeva il core.
Giacomo Leopardi
Poesie d'autore
mercoledì 11 gennaio 2017
Cinque indimenticabili poesie di Eugenio Montale
Il destino dei poeti a volte sembra quasi quello di essere travisati. Passano una vita a esprimere, coi loro versi, i propri dubbi e sentimenti, e poi la storia li tramanda non per quello che credevano e sostenevano di essere, ma per tutt’altro.
Prendiamo Eugenio Montale, uno dei più grandi poeti della letteratura italiana del Novecento. Tutta la sua poetica è contrassegnata dall’incertezza, dall’incapacità di cogliere il senso profondo dell’esistenza, che si intuisce appena ma sfugge di continuo. È, insomma, un poeta del dubbio, contrapposto alle certezze che invece mettevano in campo, poco prima di lui, autori come Gabriele D’Annunzio.
Un punto fermo, suo malgrado
Eppure, lui così dubbioso e incerto, è ormai divenuto l’unico punto fermo dei programmi scolastici di letteratura italiana. Passata, almeno in parte, la moda che aveva premiato Giuseppe Ungaretti e l’interesse per gli ermetici alla Salvatore Quasimodo, Montale negli ultimi anni è diventato il cardine dei programmi dell’ultimo anno delle scuole superiori. Cosa che ha fatto sì che gli studenti all’esame ripetano incessantemente le solite quattro o cinque frasi imparate sul testo («linguaggio scarno ed essenziale» è un’espressione che ritorna con una frequenza da far tremare i polsi) senza riuscire a cogliere il senso delle parole del poeta genovese.
Così, poco per volta, il messaggio di Montale muore, perso nello studio mnemonico che è quanto di più distante si possa pensare per una poesia che è invece da scoprire verso per verso, semplice nel linguaggio quanto poco intuitiva nel senso.
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martedì 10 gennaio 2017
Zygmunt Bauman: "Lampedusa? Niente fermerà i migranti, 'persone superflue' che cercano di rifarsi una vita"
Il 9 gennaio 2017 è morto Zygmunt Bauman. Riproponiamo questo articolo che raccoglie alcune riflessioni del sociologo sui migranti
“Qualsiasi cosa tenti di fare il premier Enrico Letta, o l’Europa, gli arrivi dall’Africa non finiranno”. Per Zygmunt Bauman, a Milano per la rassegna Meet The Media Guru, niente riuscirà a fermare chi è “in cerca di pane e acqua potabile”: né i governi, né tragedie del mare come quella di Lampedusa.
Durante la conferenza stampa di presentazione dell’incontro pubblico di stasera ("Meet the Guru"), in cui Bauman affronterà il tema dell’impatto delle tecnologie digitali sulla vita delle persone, il sociologo e filosofo polacco, 91 anni, ha spiegato che gli sbarchi non si fermeranno, perché “le migrazioni sono inseparabili dalla modernità. Infatti una caratteristica della modernità è la produzione di “persone superflue”: individui tagliati fuori dal processo produttivo che perdono la propria fonte di sussistenza. Il progresso economico consiste nel produrre la stessa quantità di cose che producevamo ieri con una minore quantità di lavoro e a un costo più basso. Chi rimane tagliato fuori diventa una persona superflua. E alle persone superflue, non resta che andarsene, cercando un altrove dove ricostruirsi una vita”.
Per Bauman poi “le economie europee hanno bisogno d’immigrati, perché senza di loro non potremmo vivere. Se nel Regno Unito gli irregolari venissero identificati e deportati, la maggior parte degli ospedali e degli alberghi collasserebbe, e credo che si possa dire lo stesso per l’economia italiana”.
Il sociologo ha ricordato che “per alcuni demografi la popolazione dell’Unione Europea diminuirà da 400 milioni di persone a 240 nei prossimi cinquant’anni: un numero troppo basso per mantenere i nostri standard di vita, il nostro benessere”. “In base ad alcuni calcoli - ha detto Bauman - nei prossimi 20 o 30 anni sarà necessario accogliere in Europa circa 30 milioni di migranti”.
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“Qualsiasi cosa tenti di fare il premier Enrico Letta, o l’Europa, gli arrivi dall’Africa non finiranno”. Per Zygmunt Bauman, a Milano per la rassegna Meet The Media Guru, niente riuscirà a fermare chi è “in cerca di pane e acqua potabile”: né i governi, né tragedie del mare come quella di Lampedusa.
Durante la conferenza stampa di presentazione dell’incontro pubblico di stasera ("Meet the Guru"), in cui Bauman affronterà il tema dell’impatto delle tecnologie digitali sulla vita delle persone, il sociologo e filosofo polacco, 91 anni, ha spiegato che gli sbarchi non si fermeranno, perché “le migrazioni sono inseparabili dalla modernità. Infatti una caratteristica della modernità è la produzione di “persone superflue”: individui tagliati fuori dal processo produttivo che perdono la propria fonte di sussistenza. Il progresso economico consiste nel produrre la stessa quantità di cose che producevamo ieri con una minore quantità di lavoro e a un costo più basso. Chi rimane tagliato fuori diventa una persona superflua. E alle persone superflue, non resta che andarsene, cercando un altrove dove ricostruirsi una vita”.
Per Bauman poi “le economie europee hanno bisogno d’immigrati, perché senza di loro non potremmo vivere. Se nel Regno Unito gli irregolari venissero identificati e deportati, la maggior parte degli ospedali e degli alberghi collasserebbe, e credo che si possa dire lo stesso per l’economia italiana”.
Il sociologo ha ricordato che “per alcuni demografi la popolazione dell’Unione Europea diminuirà da 400 milioni di persone a 240 nei prossimi cinquant’anni: un numero troppo basso per mantenere i nostri standard di vita, il nostro benessere”. “In base ad alcuni calcoli - ha detto Bauman - nei prossimi 20 o 30 anni sarà necessario accogliere in Europa circa 30 milioni di migranti”.
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martedì 3 gennaio 2017
Viviamo in tempi infami
Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l'unione dei cuori;
in quest'ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.
Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell'estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.
Ma che bisogno c'è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-18884?f=a:722>
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