Il Don, è un uomo apparentemente duro, dal carattere non semplicissimo, ma senza ombra di dubbio, una delle figure più rilevanti dei nostri luoghi, negli ultimi decenni.
Le sue parole, la sua stessa vita, a metà tra chiesa e campi, indipendentemente dalla fede religiosa di ognuno di noi, fa di lui un esempio da seguire, un lottatore.
Ho appreso dagli articoli di
A chi serve un altro museo del mondo contadino? Mi domando.
I musei storici, sanciscono la fine delle cose, confinano i fatti e gli oggetti al passato, o comunque, in un'altra epoca, in un'altra società.
Io vorrei invece, che i falcetti, i ranghinatori, le zappe, non stessero appoggiati a terra o appesi ad un muro in qualche stanza.
Vorrei che continuassero a fare il loro lavoro, nei campi, nelle cascine, in stalla, in mano a contadini e contadine.
Una cooperativa chiude, un museo nasce, ma di musei contadini già ne abbiamo uno in valle, sopra casa mia, a Volpara, in questo momento chiuso per mancanza di personale, e di progettazione.
Il mondo contadino è un sistema complesso, di saperi antichi e moderni, sviluppato in millenni di pratica e ricerca, grazie al quale gli esseri umani sono riusciti a sfamarsi negli ultimi diecimila anni.
Negli ultimi diecimila anni.
Non può stare dentro ad un museo, deve vivere nel presente, perchè il presente ha senza dubbio bisogno di contadini.
Di sicuro contadini, forse, anche di qualche imprenditore agricolo.
Nei musei, mettiamoci i dipinti, le sculture, le opere d’arte, senz'altro utili alle persone, oppure, in Montagna, trasformiamoli in luoghi dell’oggi, di racconto per i territori, per un buon turismo, come accade a Rocchetta Ligure ad esempio, ma per favore, non chiudiamoci gli strumenti e i saperi di cui oggi, più che mai, abbiamo bisogno per costruire il nostro futuro.
Aiutiamo Don Luciano a trovare persone che portino avanti il suo preziosissimo lavoro, che abbiano voglia di imparare, di sporcarsi le mani e di continuare a dare un senso profondo a Dova Superiore.









