venerdì 8 gennaio 2021

Conosco Luciano da una decina di anni.

Uomo di una volta, grande oratore, e memoria storica di grande rilevanza per la nostra valle.
Il Don, è un uomo apparentemente duro, dal carattere non semplicissimo, ma senza ombra di dubbio, una delle figure più rilevanti dei nostri luoghi, negli ultimi decenni.
Le sue parole, la sua stessa vita, a metà tra chiesa e campi, indipendentemente dalla fede religiosa di ognuno di noi, fa di lui un esempio da seguire, un lottatore.

Ho appreso dagli articoli di 
Maurizio Iappini
, e 
Giampiero Carbone
, giornalisti che stimo, e dall’appello dell’amico 
Giacomo D'Alessandro
, che il Don ha già chiuso la cooperativa e vorrebbe far nascere un museo.
A chi serve un altro museo del mondo contadino? Mi domando.
I musei storici, sanciscono la fine delle cose, confinano i fatti e gli oggetti al passato, o comunque, in un'altra epoca, in un'altra società.
Io vorrei invece, che i falcetti, i ranghinatori, le zappe, non stessero appoggiati a terra o appesi ad un muro in qualche stanza.
Vorrei che continuassero a fare il loro lavoro, nei campi, nelle cascine, in stalla, in mano a contadini e contadine.

Una cooperativa chiude, un museo nasce, ma di musei contadini già ne abbiamo uno in valle, sopra casa mia, a Volpara, in questo momento chiuso per mancanza di personale, e di progettazione.
Il mondo contadino non è un qualcosa che può stare rinchiuso dentro ad un museo. Penso.
Il mondo contadino è un sistema complesso, di saperi antichi e moderni, sviluppato in millenni di pratica e ricerca, grazie al quale gli esseri umani sono riusciti a sfamarsi negli ultimi diecimila anni.
Negli ultimi diecimila anni.
Non può stare dentro ad un museo, deve vivere nel presente, perchè il presente ha senza dubbio bisogno di contadini.
Di sicuro contadini, forse, anche di qualche imprenditore agricolo.
Nei musei, mettiamoci i dipinti, le sculture, le opere d’arte, senz'altro utili alle persone, oppure, in Montagna, trasformiamoli in luoghi dell’oggi, di racconto per i territori, per un buon turismo, come accade a Rocchetta Ligure ad esempio, ma per favore, non chiudiamoci gli strumenti e i saperi di cui oggi, più che mai, abbiamo bisogno per costruire il nostro futuro.

Aiutiamo Don Luciano a trovare persone che portino avanti il suo preziosissimo lavoro, che abbiano voglia di imparare, di sporcarsi le mani e di continuare a dare un senso profondo a Dova Superiore.


sabato 2 gennaio 2021

Il ritorno del figlio

Quella che segue è la poesia posta a conclusione del libro di Carlo Lucarelli che gli dà anche il titolo. La poesia è di Tsegaye Gabre Medhin, il poeta nazionale etiope, che l’ha scritta nel 1964 in inglese (è pubblicata sul n. 13 di Transition e la potete trovare qui).


Guarda dove metti i piedi impuro straniero

Questa è la terra dell’ottava armonia
Dell’arcobaleno: il Nero.
È la faccia oscura della luna
Portata alla luce
È la tela del capolavoro di Dio.

Fuori dai tuoi abiti forestieri impuro straniero
Sèntiti parte del grande capolavoro
Cammina in pace, cammina solo, cammina eretto
Cammina libero, cammina nudo
Lascia che le antenne della tua madre terra
Ti carezzino i piedi nudi
Lascia che il Suo alito baci il tuo corpo nudo.

Ma attento, attento a dove metti i piedi dimenticato straniero
Questo è proprio il fondo delle tue radici: il Nero.
Dove i tamburi dei tuoi padri vibravano
Nel pauroso silenzio delle valli
Squassavano, nei corpi colossali delle montagne
Vibravano, nei petti profondi delle giungle.
Cammina orgoglioso.

Attento, ascolta i richiami degli spiriti ancestrali figliol prodigo
Il richiamo del suolo che aspetta da sempre
Ti accolgono a casa, a casa. Nel canto degli uccelli
Riconosci sospeso il tuo cognome
Il vento soffia i nomi gloriosi dei guerrieri della tua schiatta
La brezza leggera soffia nelle tue narici
La polvere delle loro ossa.
Cammina eretto. Gli spiriti danno il benvenuto
Al figlio perso e ritrovato.

Attento, e fuori dai tuoi abiti forestieri fratello
Sèntiti parte del grande capolavoro
Cammina nella gioia, cammina nel ritmo, cammina eretto
Cammina libero, cammina nudo
Lascia che le radici della tua madre terra ti carezzino il corpo
Lascia che la pelle nuda assorba il sole di casa e brilli d’ebano.

Fonte

 Il massacro, tutto italiano, dei cantastorie etiopi



La malgara Agita Idea Gudeta

 
Continua qui



lunedì 21 dicembre 2020

AIUTIAMO DON LUCIANO A CONTINUARE UN SOGNO

Ieri siamo stati a trovare il mitico don Luciano, a Dova Superiore, quinta tappa del cammino sociale. Un prete che non si dimentica, un "ribelle" che negli anni dello spopolamento dei paesi ha scelto insieme ad altri di tirare su una cooperativa per fare prodotti del territorio. E ci è riuscito.


Ci ha raccontato l'entusiasmo di aver visto arrivare tante belle persone attraverso il Cammino dei Ribelli, questa estate. Persone davvero interessate a capire l'essenza, la storia, l'energia di questi luoghi.
Ci ha raccontato anche che oggi il Maggiociondolo - l'agriturismo che ha così ben accolto a mangiare e a dormire centinaia di camminatori e camminatrici - è ad un punto di svolta, di cambiamento, che può segnare la sua fine.
Oppure, l'apertura di una fase nuova. E tutti noi davvero lo speriamo.
C'è un tempo per ogni cosa: adesso è il tempo di trovare nuove persone o una famiglia che vogliano prendere in gestione il Maggiociondolo, e continuare, rilanciare, una storia di resilienza, passione, ospitalità, vita rurale, auto-produzioni, turismo sostenibile.
Certo, una enorme sfida, in un luogo lontano, dal fascino grande, come grande è la scommessa di abitarlo.
Ma siamo convinti che tra tante persone che sognano e cercano l'opportunità di cambiare vita, possa esserci anche la persona giusta per continuare il sogno di Don Luciano. E allora gli abbiamo promesso che avremmo fatto girare il suo appello, indicando a chiunque fosse interessato concretamente ad approfondire la questione, di contattarlo e fargli visita.
(Grazie a Roberto D'Alessandro per la foto)

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