Fate il vostro blog! Poesie, pensieri e racconti dei miei amici...oppure trovati sul web.
venerdì 23 luglio 2010
La bicicletta
mercoledì 11 febbraio 2009
Eluana ammazzata? Sì, dall’automobile
martedì 10 febbraio 2009
Sembra impossibile!!!

Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell'ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E' una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.
E il motivo, lui l'ha spiegato così: 'Che si tenga il massimo della documentazione – che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perchè, in qualche momento durante la storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo'.
'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)
Ricordiamo:
Questa settimana, il Regno Unito ha rimosso l'Olocausto dai piani di studio scolastici poichè "offendeva" la popolazione musulmana, che afferma che l'Olocausto non è mai esistito...
Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.
Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano lo sguardo in altre direzioni.
Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene "L'Olocausto è un mito", è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.
mercoledì 4 febbraio 2009
Il ragazzo e la quercia

Pomeriggio d’estate, strada di campagna. Un ragazzo guida distrattamente, lo sguardo pensieroso. Improvvisamente abbandona l’asfalto, imbocca una stradina sterrata e parcheggia la macchina all’ombra di un grande albero.
Il ragazzo, l’automobile e l’albero, tre macchine che divorano energia.
Il ragazzo sa tutto della sua automobile, cilindrata, prestazioni, costo, valutazioni. Ha scelto con cura il colore degli interni e gli optional indispensabili, ha pagato cambiale per cambiale il piacere di sedersi tra lancette e bottoni e sentirsi in un regno tutto suo. Ventiquattro mesi di lavoro obbediscono al suo piede e docilmente gli regalano l’autonomia delle uscite serali.
Il ragazzo è inquieto, ha litigato, vuole riordinare i suoi pensieri. È in un momento difficile: nessuno ha la vita facile, alcuni giorni pretendono di essere guardati in faccia senza veli. Si è chiuso in macchina, il suo regno e la sua corazza, e ha provato a guidare nervosamente per le strade di campagna, liberando insieme la potenza del motore e l’oppressione che gli cova nel petto. Ma non trova sollievo, il blocco non si scioglie, avverte solamente un poco di frenesia passeggera che svuota i pensieri senza alleggerirli. Allora ferma la macchina e parcheggia all’ombra dell’albero. Abbassa il finestrino e non scende dall’automobile, come per non avventurarsi in un mondo che non conosce.
Dell’albero non sa nulla, non sa che è una quercia, non sa che esistono molte specie diverse di querce, non sa che possono essere alte fino a quaranta metri, non sa che fin dall’antichità sono considerate simbolo di vigore, di robustezza, di longevità. Non sa nulla di tutto questo e forse neanche si accorge di essere sotto la chioma maestosa di un vecchio albero. Per affrontare se stesso, però, si è fermato proprio lì. Ha guidato la sua automobile, che ha consumato benzina, che è un derivato del petrolio, che qualche milione di anni fa era una foresta. È andato in campagna, ha spento il motore e ora siede all’ombra della quercia.
Il ragazzo oggi ha mangiato poco: era nervoso. Però ha mangiato, e anche oggi può respirare, vivere, guardare, pensare ai suoi problemi. Mangia ogni giorno, e ogni giorno trasforma la vita d’altri in un pezzo di sé stesso. Mangia carne, che a sua volta ha mangiato altra carne, che a sua volta ha mangiato un po’ d’erba. Oppure mangia direttamente qualche foglia d’insalata o il frutto di qualche pianta. Non mangia sassi o terra, non gli verrebbe mai in mente, non si può, il ragazzo non ha bisogno di impararlo, è la cosa più ovvia della sua vita. Per vivere addenta altre creature viventi, e così devono fare quasi tutti gli esseri di questa terra.
Quasi. La quercia che sta sulla sua testa non addenta nessuno, vive impastando sassi, minerali, acqua, aria e terra. Alza i suoi rami al cielo, le foglie assorbono la luce di tutti i giorni, e nel tronco della quercia risuona il primo grido: sassi, terra e acqua diventano vivi, l’energia del sole muove la vita e la semina in ogni angolo. Il ragazzo sta sotto la quercia perché le piante hanno inventato la vita. Il ragazzo esiste e può vivere perché esistono e vivono le piante. La sua automobile c’è e si muove perché uomini che mangiano piante o altri animali, che a loro volta mangiano piante, l’hanno inventata.
Il ragazzo, l’albero, l’automobile. Tre macchine in un pomeriggio di sole, quel sole che tutto muove.
Il ragazzo non scende dall’automobile e non conoscerà la quercia.
Domani nasceranno più automobili che ragazzi.
Domani cadranno 38.000 ettari d’alberi.
Dopodomani molte macchine si fermeranno.
Mauro Mainoli
mercoledì 21 gennaio 2009
Chi semina raccoglie
Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista.
Poco dopo, l'intera classe stava sorridendo.
'Davvero?' sentì sussurrare.'Non sapevo di contare così tanto per qualcuno!' e 'Non pensavo di piacere tanto agl’altri' erano le frasi più pronunciate.Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i ragazzi l'avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l'esercizio era servito al suo scopo.Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.
Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale.
Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava così bello e così maturo.La chiesa era riempita dai suoi amici.Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l'insegnante fu l'ultima a salutare la salma.Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò 'Lei era l'insegnante di matematica di Mark?'
Lei annuì, dopodiché lui le disse 'Mark parlava di lei spessissimo'.
Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco.
I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.'Vogliamo mostrarle una cosa', disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca.
'Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso. Pensiamo che possa riconoscerlo'Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte.L'insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark avevano scritto su di lui.'Grazie mille per averlo fatto', disse la madre di Mark.'Come può vedere, Mark lo conservò come un tesoro'
Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charlie sorrise timidamente e disse 'Io ho ancora la mia lista. E' nel primo cassetto della mia scrivania a casa'.La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell'album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario.Poi Vicki, un'altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po' consumata, mostrandola al gruppo.'La porto sempre con me, penso che tutti l'abbiamo conservata'
In quel momento l'insegnante si sedette e pianse.
Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l'avrebbero più rivisto.
Ci sono così tante persone al mondo che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l'altro. E non sappiamo quando accadrà.Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi.Ricorda, 'chi semina raccoglie'.
Quello che metti nella vita degli altri tornerà a riempire la tua...
I dieci versi dalle canzoni di Battiato da appuntarsi e non dimenticare
Il cantautore, morto ieri nella sua residenza di Milo, era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi,...
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