Quando oltre cinquant’anni fa, era il 2 giugno del 1962,
Cassius Clay ricevette una telefonata da un certo
Sam Saxon, consigliere spirituale dei Musulmani Neri, non poteva sapere che quella
chiamata avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Né tantomeno poteva immaginare che da quella breve conversazione, in cui
Sam Saxon lo invitata insieme a suo fratello Rudy a Detroit per un
raduno dei Musulmani Neri, avrebbe avuto origine la sua rivoluzione da
Cassius Clay a Muhammad Ali. Una trasformazione che ha fatto sì che quel
pugile così giovane e già vincitore della medaglia d’oro alle
Olimpiadi, al quale nessuno dava molto credito e veniva additato dai più
come uno sbruffone, nel giro di pochi anni sia diventato una leggenda
della boxe e un leader carismatico nella lotta dei diritti civili.
A quella telefonata Cassius Clay rispose con entusiasmo, accettando
subito l’invito. Così pochi giorni dopo partì per Detroit, senza sapere
che la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa. Perché fu proprio
durante il suo viaggio a Detroit che incontrò il suo futuro mentore e
amico, Malcom X.
La storia di quel primo
incontro
è stata racconta nei dettagli nell’ultimo libro dedicato all’amicizia
tra Muhammad Ali e Malcom X, scritto a quattro mani da Randy Roberts e
Johnny Smith e intitolato “Blood Brothers: The Fatal Friendship Between
Muhammad Ali and Malcolm X”. Un incontro che avvenne il 10 giugno 1962
in una tavola calda di Detroit. I due parlarono solo per pochi minuti e
più tardi Malcom X confesserà che fino a quel momento non aveva idea di
chi fosse Cassius Clay, non seguendo la boxe da quando era uscito dal
carcere. D’altra parte il pugile, noto per essere uno sbruffone e per
presentarsi solitamente come “il più grande” e il “più bello”, di fronte
al leader religioso evitò qualsiasi spacconata.
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