venerdì 30 dicembre 2016

Santi e poeti


Bisogna essere santi
per essere anche poeti:
dal grembo caldo d’ogni nostro gesto,
d’ogni nostra parola che sia sobria,
procederà la lirica perfetta
in modo necessario ed istintivo.

Noi ci perdiamo, a volte, ed affanniamo
per i vicoli ciechi del cervello,
sbriciolati in miriadi di esseri
senza vita durevole e completa;
noi ci perdiamo, a volte, nel peccato
della disconoscenza di noi stessi.

Ma con un gesto calmo della mano,
con un guardar “volutamente” buono,
noi ci possiamo sempre ricondurre
sulla strada maestra che lasciammo,
e nulla è più fecondo e più stupendo
di questo tempo di conciliazione.


“Santi e poeti” di Alda Merini (1931-2009) è la prima poesia conosciuta della poetessa milanese. Questo inedito datato 2 dicembre 1948, pubblicato su La Repubblica nel quinto anniversario della morte nell’articolo di Vito Mancuso “Essere santa senza Dio. I primi versi di Alda Merini“, precede di 20 giorni la poesia “Il gobbo” del 22 dicembre 1948, prima pubblicazione dell’autrice a 17 anni.

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giovedì 29 dicembre 2016

Il mistero delle banconote da 50 euro che piovono dal cielo

Banconote da 50 euro che piovono dal cielo. Non è l’ennesima bufala, ma ciò che è realmente accaduto a Mozzo, piccolo paesino in provincia di Bergamo, dove dal cielo hanno iniziato a cadere in strada diverse banconote da 50 euro. Tutta colpa di un papà distratto che, nel portare i bambini a scuola, ha dimenticato il portafoglio sul tettino della macchina. Nella fretta il padre di famiglia ha lasciato sull’auto il portafoglio e, quando è partito in direzione della scuola, si è aperto, liberando nell’aria le banconote da 50 euro.

Il denaro è volato in cielo, cadendo sul marciapiede. Poco dopo una signora ha ritrovato il portafoglio vuoto e, tramite i documenti all’interno, ha rintracciato il proprietario. E le banconote? A ritrovarle per strada è stato un anziano che ha raccolto anche un bigliettino da visita. Grazie a quest’ultimo il denaro è tornato nelle mani del suo legittimo proprietario. L’uomo ha offerto al pensionato una ricompensa, ma lui ha rifiutato: “Non la voglio – ha spiegato l’anziano – la dia alla parrocchia per i poveri”. E così è stato.

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martedì 27 dicembre 2016

"Palle di Natale", la hit che arriva da Milano. E ha uno scopo nobile

L’hanno scritta e cantata i ragazzi dell’Istituto nazionale tumori del capoluogo lombardo. Oltre due milioni e 400 mila visualizzazioni in poche ore per il video della canzone. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza

La hit di Natale arriva quest'anno dai ragazzi dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano (Getty Images)

Si intitola “Palle di Natale (Smile, it’s Christmas day)” il nuovo "tormentone" di Natale che è diventato virale nel giro di 24 ore. La canzone è stata scritta e cantata dai ragazzi del “Progetto giovani”, portato avanti dal reparto Pediatria dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. I ragazzi dell’Istituto hanno "messo in musica" le loro feste in corsia facendosi conoscere non solo in Italia, ma anche nel mondo. Oltre due milioni e 400mila visualizzazioni su Youtube. E la canzone è scaricabile anche da iTunes. Il ricavato sarà destinato all’Associazione Bianca Garavaglia.

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lunedì 26 dicembre 2016

Mi piacerebbe...

"Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell'anonimato.Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un'oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un "No".
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice ...
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell'intelligenza.
Non mollare mai ....
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!"


Papa Francesco

martedì 20 dicembre 2016

"Gesù Bambino, cerca di non far licenziare mamma": la lettera della bimba di Brindisi

La piccola è figlia di una dei 120 dipendenti della Santa Teresa che dal 31 dicembre non avranno più un contratto. La madre: "Ho sempre cercato di non parlare in casa della mia situazione" di SONIA GIOIA


BRINDISI - "Caro Gesù Bambino, fa che la mamma non le danno fastidio e che non la licenziano, e poi dobbiamo essere generosi". Con queste parole inizia la letterina di Natale di Sofia, 8 anni compiuti il 20 dicembre, figlia di una impiegata della ditta Santa Teresa che dal 31 dicembre rischia di restare senza lavoro, al pari dei 120 lavoratori della società partecipata della Provincia di Brindisi.

La bimba ha consegnato la lettera nelle mani della mamma con la raccomandazione che fosse data al destinatario, che per la prima volta da quando ha imparato a scrivere non è Babbo Natale. I primi a restarne sorpresi, e commossi, sono stati i genitori. "Io evito di parlare di questioni di lavoro davanti alle bambine", spiega la donna, 35 anni, impiegata amministrativa della società in liquidazione falcidiata dai tagli agli enti locali.


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L'insegnante scrive una nota a un ragazzo disabile, la risposta della mamma è perfetta

“Oggi Adriano si è comportato male in classe”. Il motivo? “Anche se richiamato più volte ha continuato a fare dei piccoli rutti, disturbando la lezione”. Questa è la nota firmata da un insegnante di sostegno di una scuola media di Roma, in zona Monte Mario. Tutta colpa di quei piccoli ma continuativi rumori. Un dispetto per l’insegnante, un modo per comunicare un disagio per il ragazzo. Adriano ha 13 anni, frequenta la prima media ed è affetto da un ritardo cognitivo grave. All’età di un mese un attacco di bronchiolite, un’infezione virale acuta, e la conseguente mancanza di ossigeno per un tempo troppo lungo gli hanno provocato una lesione cerebrale da cui non si è più ripreso. Non parla, non scrive e, spiega la mamma, “non sa neanche cosa sia una nota”. Ma Lucia, 49 anni, dopo aver letto l’appunto stizzito dell’insegnante di suo figlio non si è scomposta. Su quello stesso quaderno a quadretti grandi ha risposto con ironia: “Ho sgridato Adriano per il suo comportamento. La nota positiva è che i rutti erano piccoli perché a casa li fa grandi”. Firmato: “La mamma”.

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L’ultima volontà del bimbo era vederlo, muore tra le braccia di Babbo Natale: l’intervista

 

 

sabato 17 dicembre 2016

Gli angeli non hanno polvere da sparo


C’è un Isis buona e un Isis cattiva. La seconda è a Mosul e si fa scudo con i civili, la prima è ad Aleppo e si fa scudo con i civili. La differenza la fa chi gli spara addosso. La coalizione Occidentale è buona e a Mosul ci sono terroristi da cacciare. Quella Russa è cattiva e allora, in Siria, ci sono solo dei buoni diavoli.
La verità è che il diavolo ha un colore solo, rosso sangue, e l’uomo è un toro con il vizio della morte.
Paul Lessanges
Fonte

mercoledì 14 dicembre 2016

Arrivederci Francesca

Wondy ci ha lasciato. E’ morta l’11 dicembre. E’ morta di cancro, una malattia che lei ha sempre chiamato per nome. Mai dire “male incurabile” o “lunga malattia”. Perché Wondy era così: schietta, sincera, combattiva, ironica, creativa. Un vulcano.



Chi legge questo blog penserà “Wondy è stata sconfitta”. Sì, ha perso la guerra, ma ha vinto tante battaglie. E soprattutto ha insegnato a tante donne e uomini il coraggio. Lottare con il sorriso. Strappare pezzi di vita. Radersi la testa dopo la chemio ed essere bellissima. Fare la chemio rossa e paragonarla a una sangria.

Wondy non era una santa e fino all’ultimo ha chiesto che venissero raccontati di lei anche i difetti. Il modo migliore per ricordarla sono le parole del marito Alessandro Milan. Parole che lette fino in fondo restituiscono il senso dell’amore e della vita. Il senso di Wondy


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venerdì 9 dicembre 2016

Cosa serve per essere davvero felici?, di Angelo Gavagnin

Gli americani lo hanno addirittura messo nella costituzione: ogni persona ha diritto alla felicità o ha diritto di usare tutte le sue forze per arrivarci. Ma cosa serve, davvero, per essere felici?

Vedo molte persone intelligenti e infelici. Come mai? Un essere intelligente dovrebbe essere anche felice, altrimenti mi viene da pensare che non usi bene la sua intelligenza. Certo, la usiamo per guadagnare sempre più soldi, per poi comprare auto sempre più grandi che non riusciamo più a parcheggiare e ci rimaniamo chiusi dentro. Prigionieri del nostro lusso. Poi, ad un certo punto, ci abituiamo anche al nostro tanto desiderato ma inutile macchinone e ci viene a noia, magari pensiamo: "Ma quanto è bello fare una passeggiata?".

Tanti soldi, tanto potere, tanto sesso ma... che noia, la solita routine! Ti abitui e pensi "ma quanto sarebbe bello che nessuno mi cercasse?", saper godere di un tramonto da soli. Cose semplici, eppure sembra una felicità difficilissima da raggiungere.

Un amico mi diceva: «Che bello sarebbe questo panorama con una bella ragazza di fianco». Come se ci fosse sempre una condizione da porre. La felicità è, molte volte, legata alla proprietà di oggetti, alle relazioni con le persone o con animali che diventano parte della famiglia. Naturale che sia una felicità effimera. L'oggetto ti annoia dopo qualche tempo, è inevitabile. Anche le persone, se il rapporto non diventa profondo, poi ti stancano. Il rapporto con il cane dura di più, dura tutta la vita: la sua, certo, e quindi forse per il semplice fatto che sia relativamente breve. Mah...
Un mio amico, che faticava a ricordare i nomi, ha chiamato il suo cane "Cane". Che bellezza! Il rapporto era felice, semplice e scontato. Il nome pure. Anche con la moglie sembrava felice quando le rispondeva al telefono diceva sempre: «Ciao amore... A che ora torni amore... Sei a casa amore?». Una volta gli ho detto: «Che bello, dopo quarant'anni di matrimonio ancora chiami tua moglie amore!». Lui mi ha risposto che, in realtà, non si ricordava più come si chiamava. Era felice così, con rapporti semplici e insulsi.

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venerdì 2 dicembre 2016

Idea regalo: Le tre resurrezioni di Sisifo Re

Siamo all'inizio del XXIII secolo, in una megalopoli di quasi 19.000 km2 e 40 milioni di persone. Il tiranno è stato deposto, giustiziato tramite impiccagione, e nella città si scatena una guerra civile di tutti contro tutti, con a capo delle fazioni i figli dell'ex dittatore. In uno scenario di guerra condotta strada per strada si muovono personaggi di ogni risma. Tra tutti spicca Sisifo, un detective folle vestito e truccato in modo improbabile, schiavo della malattia del sonno e della depressione e imbrigliato in uno stile di vita bizzarro. Con lui il suo assistente Oscar Orano detto Oh-Oh - parziale voce narrante - radiato dalla società civile. I due, ingaggiati dalla bellissima e intrigante Selina Corbeves, devono investigare sull'omicidio del marito della donna. Un assassinio ancora di là da venire. Sisifo si affida ai consigli del professor Zoro, anziano alienista che vive blindato all'interno dell'università con un assistente gobbo, un molosso e un pericoloso anaconda... Ogni tanto una macchina spazio-temporale permette a Oscar di sperimentare un fatale sdoppiamento: il mondo folle nel quale vive si ribalta in una pseudorealtà dove ogni personaggio ha il proprio ruolo invertito rispetto alla vicenda. Tutto è destinato a concludersi nell'Isola, la zona storica della megalopoli. Là, tra crocifissioni e verità svelate, accadrà qualcosa di inimmaginabile.

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