mercoledì 30 dicembre 2015

''Imagine'' - Roberto Saviano racconta il 2015

Il dramma dei profughi, il corpo del piccolo Aylan sulla spiaggia di Bodrum, l'attacco a Parigi e la guerra allo Stato islamico. Ma anche i gattini su Instagram e le mode "social": Roberto Saviano ripercorre gli eventi che hanno segnato l'anno che sta per finire. Un racconto per immagini, un viaggio lungo 12 mesi nel 2015, con la partecipazione straordinaria di Jovanotti.
La prima foto simbolo del 2015 è l'AK-47. Il kalashnikov dei terroristi è il protagonista assoluto della campagna mediatica degli jihadisti. Ecco come l'Is ha raggiunto l'Occidente, conquistando un territorio che non ha confini: la comunicazione.


Il video

giovedì 24 dicembre 2015

Guai se non ci fosse il Natale

Guai se non ci fosse il Natale. Ci deve essere almeno un giorno dell’anno a ricordarci che siamo qui per gli altri e non solo per noi stessi.

Fabrizio Caramagna


domenica 13 dicembre 2015

Ti auguro tempo



Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler

giovedì 10 dicembre 2015

L’antistalker

Massimo Gramellini

Oggi vi racconterò una storia d’amore e di povera gente che secondo me arriva alla polpa delle cose. Ruggero è un muratore di Montebelluna. Si innamora di Mariarosa e ci fa un figlio, poi il filo si allenta e nel 1990 la coppia divorzia. Venticinque anni dopo Mariarosa è una signora sola e cardiopatica che dorme dentro una catapecchia in compagnia dei topi e trascina la vita con una pensione di invalidità da 270 euro al mese. Viene visitata da un tumore che senza l’intervento del chirurgo la porterebbe via in pochi mesi. Ma ora le servono i soldi per le medicine e per un giaciglio decente. Arriva a fare un appello in chiesa, durante la messa della domenica. Dalla nebbia dei ricordi riappare Ruggero ed è come se venticinque anni si dissolvessero in un istante. Ci penso io, le dice, avrò cura di te. La accoglie in casa propria, un alloggio popolare. Ma le regole - le regole! - non consentono di concedere la residenza negli alloggi popolari a persone estranee al nucleo familiare. Ruggero non fa una piega: se è solo questo il problema e Mariarosa è d’accordo, io la risposo.

Non capita così spesso di essere orgogliosi di un rappresentante del proprio sesso. Questo è un uomo che ha sofferto quando la moglie lo ha lasciato, ma ha accettato la sua decisione e l’ha lasciata andare senza tormentarla, perché chi ama veramente è sempre dalla parte della libertà. Poi il destino ha compiuto i soliti giri apparentemente tortuosi e dopo un quarto di secolo gli ha offerto una seconda possibilità. E lui ha scoperto di amarla ancora, forse di averla amata sempre.

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mercoledì 9 dicembre 2015

Ho ricevuto una lettera, un po' di tempo fa.

Vito Crimi

Ho ricevuto una lettera, un po' di tempo fa.
Vi confesso che non me la sono mai sentita di pubblicarla. Ma oggi ha inizio il Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco, e credo sia il giorno giusto per condividerla con voi.
«Caro senatore,
l'altra sera mia figlia era in lacrime.
Se fosse ancora una bambina potrei anche considerarla una cosa normale, ma ha da poco compiuto trent'anni ed è laureata in fisioterapia.
Da un po' di tempo a questa parte alcuni dei suoi pazienti non riescono più a pagarla perché hanno perso il lavoro o quello che hanno non gli consente di sostenere le spese e per non lasciarli soli ha deciso di seguirli gratis.
La mattina ha incontrato uno di questi pazienti, un signore affetto da disabilità parziale che paga 500 euro di affitto senza che gli vengano riconosciute esenzioni. Se ho ben compreso non ne ha diritto perché risulta proprietario di un piccolo appartamento, un'eredità che una sorella gli ha lasciato a centinaia di chilometri dalla città dove abitiamo e che sta cercando disperatamente di vendere.
Durante la seduta questo signore ha detto a mia figlia che per quel mese aveva finito i soldi. Gli ultimi 100 euro (quelli che sarebbero serviti per l'ultima spesa) se n'erano andati per far riparare il cambio della macchina che usa per andare al lavoro.
Prima di accomiatarsi e andarsene le ha detto: «Mi rimangono i pomodori». Il pensiero che quel signore dovesse finire il mese mangiando pomodori ha distrutto mia figlia. Ha resistito fino a sera, poi quando le ho chiesto come fosse andata la giornata mi è crollata davanti, a pezzi. In lacrime mi ha lasciato dei soldi e ha pregato me e mia moglie di fare una spesa per lui.
Lo scontrino che le allego è quello della spesa che ho fatto al supermercato il giorno dopo e che gli ho portato a casa fingendomi un semplice "ambasciatore", senza dirgli chi gliela mandava.
Oggi mia figlia non piange più e io avrei un motivo in più per stare bene con me stesso, ma non ci riesco. Non ci riesco perché mi fa male al cuore leggere degli impiegati del comune di Sanremo che timbravano il cartellino e tornavano a dormire, o al bar, o a far tutto fuorché il proprio lavoro, mentre tantissima gente è in mezzo ad una strada perché un lavoro non ce l'ha. Mi fa ancora più male leggere ogni giorno di politici, imprenditori e dirigenti arrestati per mazzette, tangenti e corruzioni varie. Quante volte di fronte a questo schifo sono arrivato a chiedermi: ma cosa siamo diventati? Com'è stato possibile? Com'è possibile che si rubi così tanto e come è possibile non provare un minimo di vergogna? Dov'è finita la nostra dignità?
Sia chiaro: non ho il diritto di insegnare niente a nessuno.
Non credo avrei avuto lo stesso coraggio di mia figlia nel compiere questo gesto, forse non l'avrei fatto, mi sarei girato dall'altra parte o forse ci avrei pensato in ritardo. Mia figlia invece non ci ha pensato due volte, ha agito d'istinto. Sono convinto che altri avrebbero fatto lo stesso.
Ho deciso di raccontarle questa storia perché credo che nel nostro paese ci sia ancora qualcosa di buono che vale la pena salvare e credo sia nostro dovere raccontarlo, far sapere che in questa Italia c'è ancora un'Italia buona che conserva i suoi principi e valori più alti, nonostante i pessimi esempi che ci arrivano da più parti.
Vorrei poter dire a tutti: abbiate coraggio e siate fieri della vostra umanità e onestà. Uscite fuori, raccontatela in qualche modo, perché giornali e televisioni non fanno altro che vomitare paura, terrore e diffidenza. C'è bisogno di voi. So che ci siete e siete in tanti. Lo so. In questo paese siete eroi mascherati, ma nel resto del mondo siete persone normali che fanno cose normali, giuste.
Non dovete vergognarvi della vostra bontà d'animo, perché sono altri che dovrebbero vergognarsi: i furbi, i raccomandati, gli arrivisti, i bugiardi, gli ipocriti, i ladri e sempre più spesso chi ci governa.
Caro senatore, nonostante la mia età ho un profilo Facebook e la leggo spesso.
Più volte ho colto il suo auspicio a regalarci tutti un "abbraccio collettivo" per uscire dalla crisi. Ebbene spero che questo paese riesca a farsi questo dono. Spero che riesca a risollevarsi dall'abisso e a ricordare ciò che sta dimenticando, la solidarietà fra esseri umani. Spero che la solidarietà vinca sulla paura che qualcuno si diverte a spargere a piene mani. Spero riuscirete a far aprire gli occhi al parlamento e ad approvare il reddito di cittadinanza. Spero che il lavoro non venga più usato come ricatto. Fra i pazienti di mia figlia ce ne sono alcuni che ne hanno un bisogno disperato. Non di elemosina, ma di dignità, perché il lavoro da dignità. Noi nel nostro piccolo facciamo quello che possiamo per dare una mano ma qui c'è bisogno che si muova un popolo intero. Non possiamo andare avanti così. Non è giusto.
Le chiedo scusa se ho scritto troppo.
Un caro saluto a lei e ai suoi colleghi.

P.S.
Per rispetto delle persone coinvolte in questa storia le chiedo di non rendere pubblico il mio nome, né il luogo dal quale le sto scrivendo. Voglia dare a queste mie parole lo spazio che riterrà più opportuno».