martedì 29 maggio 2012

NON INVIDIARE


Non invidiare
il mio immenso fantasticare
che mi stimola ad inventare
e la poesia scrivere,

non essere geloso
se con la fantasia
arpeggio i fili dei sogni
sull'ordito del tempo,

se tesso le lodi
ad ogni nuovo giorno
ozioso e lento.

Commisera invece
la mia immensa povertà
a cagione
di una vita grama
che della gioia
mi fa parco dono,

così che, sempre più spesso
in quel dorato mondo
il pensiero abbandono.

Le cinerine ali svestendo,
quelle della farfalla
in prestito prendo

e nel mio libero volo
felice e serena mi ritrovo
gridando in un azzurro cielo
che la vita malgrado tutto
è bella.

Compatiscimi
se io, ranocchio
di paludosa solitudine,
per non dimenticare
il palpito del cuore,

ancora sogno ed in un un bacio
d'amore spero
a risvegliarmi
la tenera emozione.

Non mi invidiare
se oso fantasticare..
di CITAREI LORETTA MARGHERITA
www.scrivere info/poesia
 
 

martedì 22 maggio 2012

Il mio momento sensuale


Il mio momento sensuale
Capace di spezzare cuori di cem
ento
Nessun trucco
E' solo il mio momento sensuale
Sospeso nel tempo.

Mi sveglio nel letto del sole ogni mattina

Dopo che ho fatto l'amore con le stelle
Nessun trucco
E' solo il mio momento sensuale
Che durerà per sempre.


di Maria Leone.


lunedì 21 maggio 2012

Gavi, paese goloso

Gavi e' un paese goloso ed elegante come la sua gente e chi vi sosta anche solo per mezza giornata, scoprira' atmosfere inattese. Il paese ha una storia secolare d'accoglienza. Gran parte della sua economia fu nei secoli l'arte dell'ostelleria e la tradizione dell'accoglienza prosegue oggi nella golosita' dei suoi prodotti tipici: gli amaretti, inimitabili dolcetti centenari; un prelibato insaccato chiamato "testa in cassetta", il vino Cortese e i ravioli, a proposito dei quali e' necessario spendere qualche parola in piu', perche' pare che la storia dica, e storici e chiefs di altre illustri regioni non me ne vogliano, che i ravioli cosi' come ancor oggi ce li figuriamo e li mangiamo, videro la luce nella Citta' di Gavi. Siamo nel XII secolo e Gavi era passo obbligato sulla rotta commerciale fra Genova e la Padania. Fiere, incontri e scambi, vocarono la cittadina all'ospitalita' locandiera con il fiorire di bettole e ristori. Una di queste si chiamava "l'Hustaia du Ravio" ed era di proprieta' della famiglia Raviolo, che inventando, cit.: "quel guanto ripieno di borragini e scarole, uova e formaggio di capra...", dette inizio al fortunatissimo piatto che poi Genova avrebbe lanciato nel mondo dal 1200. (Notizie tratte dagli scritti di Carletto Bergaglio, fondatore e Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri del Raviolo di Gavi.) Una curiosita' : pare che anche Paganini fosse un estimatore di questi prelibati ravioli.

Ma l'accoglienza sta prima di tutto nella gente.
A Gavi le tradizioni sono dure a morire e in questo caso, si direbbe per fortuna. In un epoca di appiattimento massmediatico come il nostro, a Gavi il dialetto, simile a quello genovese, e' ancora saldamente radicato anche nelle generazioni piu' giovani e comunemente parlato nelle botteghe, nei bar, per strada, suonando come una melodia priva di sboccature. La parlata, il modo conserto di gesticolare, l'accoglienza mai esagerata ne' lesinata: tutto dice di una popolazione cortese come il suo vino, socievole ma senza eccessi, sicuramente orgogliosa, anzi a volte quasi superba, per aver saputo creare e mantenere un luogo dove il bramato "buon vivere" e' di casa.

Gavi e il suo territorio sono un'esperienza sensoriale indimenticabile se li si sanno avvicinare e comprendere senza fretta e con umilta', magari mentre si sorseggia un bicchiere di Cortese con i pensieri sparsi nella brezza che arriva dal mare.

Fonte: Taccuino di un errante

martedì 15 maggio 2012

Il profumo del rosmarino

Il profumo del rosmarino
si nasconde arruffato
fra la menta selvatica e il timo 

ignaro mi consegna il ricordo
di quando 
vagando tra boschi di lune piene
con dardi infuocati 
accendevo le stelle
e con fasci di luminose scie
tratteggiavo la strada ai sogni.


di Anto, Volerevolare

domenica 13 maggio 2012

FESTA DELLA MAMMA! LEI

Lei, il sogno dell’amore sulla pelle,
lei, il dolce bacio delle stelle,
lei, l’assolato abbraccio di un prato,
lei, la grande memoria del passato,
lei, mentre disegno il presente,
il meraviglioso sospiro della mente.
Lei, la speranza del futuro,
il confine per abbattere quel muro.
Lei, un cuore pieno di promesse,
l’astratto senso del mio essere.
Lei, l’imperativo di un sorriso,
mentre le labbra pregano in silenzio
la fine di ogni mio tormento.
Lei, la semplice aria che respiro,
la forza che mi lega all’infinito.
Lei, la vita che cammina altrove,
dove neanche il buio sa trovare
quell’autentico bisogno di amare.
Lei, la voce dei miei perché,
il mare che non conosce fine.
Lei,l’indimenticabile estate,
che non finirà mai di esistere
negli occhi dei nostri ricordi.
Lei, la straordinaria fiaba dei nostri giorni.


di Francesca Ghiribelli

giovedì 10 maggio 2012

SE FOSSI STATA ACQUA





















Se non avessi avuto un cuore
se fossi stata acqua,
sarebbe stato tutto facile.
Se fossi, ma… non sono.
Stringo tra le mani
l’ultima briciola di me
e urlo… chiedendomi
se è giusto urlare
quando tutti dormono,
rompere il silenzio
con un temporale, poi
anche questo inutile…
Di notte, anche se piove
il silenzio va avanti
solo i pensieri mormorano,
creando fantasmi
e arcobaleni senza colori
e farfalle senza volo
e senza ali…
Se fossi stata acqua,
ma per fortuna, non lo sono
sarebbe stato tutto
troppo facile.



di Liana Margescu

lunedì 7 maggio 2012

Era Italia
















Lo stivale bello
Coi golfi annacquati di vetro e cristallo
I sorrisi delle genti d'ogni luogo
sempre accesi e sinceri
e le valli, le maestose bellezze


d'ogni tipo, i castelli diroccati, anfiteatri romani
langhe e tramonti sui vulcani
e poi i faraonici templi di storia e virtù
E statue di marmo che paiono vere e sovente perfino parlare…
Uno stivale che aveva già da rifarsi la suola…
m'ha accolti stranieri , profughi ,zigani orfani e padri
Le isole, gli anfratti, gli artisti, gli etruschi
I pittori, la Mole, il Circeo, la madre romana
I paeselli da fiaba, i cibi antichi ricchi di segreti
Venezia e Firenze Palermo, Milano Portofino Lipari
e Portogruaro…
Dovunque
Meraviglie del tempo e di genti
Usanze costumi spontaneità….
Sta annegando il mio stivale
Nessuno lo vuol salvare.
Ancora il popolo suo non sé accorto...
qualcosa s'è rotto
E' importante reagire
dalla punta alla cima.
Uniamo le forze
È il nostro paese….
Non possiamo farlo morire
E' bello, sacro divino
Nostro
Anche così
ma facciamoci sentire …... ….
Prima che ci tolgano anche l'inchiostro
per poterlo gridare!


di Cristina Pinochi

Copyright 2011

venerdì 4 maggio 2012

Sette i peccati capitali

s'appaga l'uomo non saggio
della superbia. Nel suo ingranaggio
a crogiolarsi pieno del suo io,
si sente onnipotente come Dio.


Cova l'avaro l'oro che possiede
nulla dando a chi, bisognoso, chiede,


nel lercio fango sguazza il lussurioso
di bramosie mai pago, a tutti odioso,


si nutre di collera l'iroso
che pace mai avrà nè riposo ;


del dantesco Ciacco imitatori, tristi assai
del compiacer la gola non si sazian mai,


nella perenne stanchezza gli accidiosi stanno
col lavoro mai le mani sporcheranno.


Tutti son svilenti i vizi capitali.
origine e causa di tutti i mali.


Di tutti il peggior l'invidia alfine
che nuovi danni aggiunge alle rovine.


Del bene altrui soffre l'uomo infelice,
sragiona e spesso non sa quel che dice,


la felicità degli altri lo annoia,
meschino nel corrodersi, non conosce la gioia,


privo del sentimento d'amore
se gli altri giubilano, lui prova dolore.


Orridi son i vizi capitali,
ma meglio averne sei senza quest'uno...


scomparirebbero nel mondo tanti mali
se invidia non rodesse il cuore d'alcuno.

di

giovedì 3 maggio 2012

Viviamo di pane














Guardo le briciole
che custodisco nelle tasche
sembrano secche... poche,
mi pesa il presente.
Lontano dall’essenza del mio essere
mi accontento dei resti
e mi concedo, la pace dei sensi
esco santa, dalla mia esistenza
mi chiedo... se serve a qualcuno.
Sorrido ad ogni sorgere del sole
ed al tramonto mi abbandono
non ho nulla da contare
forse, i miei anni
i miei ricordi, o le emozioni
che arrivano all’alba
ma si spengono, rubate
dallo stesso sole, insisto
e conto
conto
conto
e mi rendo conto
che viviamo... di pane

 
di Liana Margescu